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Home » Lifestyle » Dolcificanti, il segreto amaro che invecchia i nostri cervelli (di almeno un anno)

Dolcificanti, il segreto amaro che invecchia i nostri cervelli (di almeno un anno)

Circa un anno e mezzo in più di invecchiamento per il cervello se si esagera con i dolcificanti. La scoperta è brasiliana.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino5 Settembre 2025
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No scritto con lo zucchero (fonte: FreePik)

Non solo i dolcificanti fanno sentire più fame (e quindi, vanificano il motivo per cui sono stati creati che è introdurre meno calorie), ma adesso farebbero invecchiare il nostro cervello. È quanto emerge da un recente studio brasiliano, pubblicato sulla rivista Neurology. La ricerca, condotta su un campione di quasi 13.000 brasiliani di età compresa tra 35 e 75 anni, ha evidenziato una correlazione tra l’assunzione di dolcificanti e un declino cognitivo accelerato, equivalente a 1,6 anni di invecchiamento cerebrale.

Chi consumava le maggiori quantità di dolcificanti, pari a circa una lattina di bibita dietetica al giorno, ha mostrato un declino del 62% più rapido nelle capacità cognitive, come memoria, fluidità verbale e capacità di richiamare le parole, rispetto a chi ne consumava di meno. Lo studio ha preso in considerazione diversi tipi di dolcificanti, tra cui aspartame, saccarina, acesulfame K, eritritolo, sorbitolo e xilitolo, comunemente presenti in bibite dietetiche, yogurt, dessert a basso contenuto calorico e bevande energetiche.

un cervello immerso nel blu
un cervello immerso nel blu (fonte: Unsplash)

I ricercatori sottolineano che lo studio è di tipo osservazionale e non dimostra un nesso causale diretto tra dolcificanti e declino cognitivo. Tuttavia, i risultati suggeriscono la possibilità di danni a lungo termine derivanti dal consumo di questi sostituti dello zucchero, soprattutto quelli artificiali e gli alcoli dello zucchero.

L’effetto è risultato particolarmente marcato nelle persone sotto i 60 anni e nei soggetti con diabete, probabilmente a causa di una maggiore esposizione complessiva a queste sostanze. Il diabete, di per sé, rappresenta già un fattore di rischio per il declino cognitivo legato all’Alzheimer e alla demenza vascolare, rendendo il cervello potenzialmente più vulnerabile agli effetti negativi dei dolcificanti.

L’International Sweeteners Association (ISA), che rappresenta l’industria, ha contestato i risultati dello studio, ribadendo la sicurezza dei dolcificanti a basso o nullo contenuto calorico, confermata dalle principali autorità sanitarie globali. Secondo l’ISA, lo studio mostra solo un’associazione statistica, non un rapporto causa-effetto diretto.

Nonostante le posizioni divergenti, lo studio brasiliano solleva interrogativi importanti sull’uso indiscriminato dei dolcificanti. È fondamentale approfondire la ricerca per confermare questi risultati e valutare l’impatto di altre alternative allo zucchero raffinato, come purea di mele, miele, sciroppo d’acero o zucchero di cocco. Nel frattempo, i consumatori potrebbero considerare di moderare l’assunzione di dolcificanti artificiali, privilegiando alternative naturali o riducendo il consumo complessivo di zucchero.

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