Il mondo della finanza sta assistendo a un fenomeno senza precedenti: la salute pubblica sta influenzando direttamente l’andamento dei mercati dolciari. Magnum Ice Cream, il colosso che gestisce icone del sottozero come Cornetto e Ben & Jerry’s, ha vissuto un debutto turbolento come società indipendente dopo il distacco dalla casa madre Unilever. Nonostante ricavi solidi che toccano quasi gli 8 miliardi di euro, il titolo è sprofondato ad Amsterdam, arrivando a perdere oltre il 14% in una sola seduta.
A preoccupare gli investitori non sono tanto i costi legati alla ristrutturazione aziendale, quanto un cambiamento strutturale nei consumi. L’esplosione dei farmaci GLP-1 (come il celebre Ozempic), nati per il diabete ma usati massicciamente per perdere peso, sta modificando radicalmente il modo in cui milioni di persone, specialmente negli Stati Uniti, si approcciano agli snack.

Questi medicinali agiscono sul senso di sazietà e riducono il desiderio di cibi ricchi di zuccheri e grassi. Il risultato? La fine di un’epoca: quella del barattolo di gelato mangiato davanti alla TV per consolazione o noia. Il consumatore moderno è sempre più orientato a una sazietà consapevole: si cerca ancora la qualità, ma in dosi drasticamente ridotte.
L’amministratore delegato di Magnum, Peter ter Kulve, ha cercato di rassicurare i mercati sottolineando che l’azienda è già pronta alla sfida. La strategia per contrastare il “disinteresse” verso il gelato tradizionale punta su versioni ipocaloriche, proteiche o in formati ridotti, come i piccoli bonbon, pensati per chi vuole togliersi uno sfizio senza sgarrare eccessivamente. Perché alla fine un modo per vendere un prodotto si trova sempre.



