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Home » Lifestyle » Moda » Giorgio Armani è morto: fu il vero re della moda italiana

Giorgio Armani è morto: fu il vero re della moda italiana

È morto oggi Giorgio Armani, lo stilista che ha reso la moda italiana famosa in tutto il mondo. Aveva 91 anni e ha lavorato fino agli ultimi giorni.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino4 Settembre 2025
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Giorgio Armani
Giorgio Armani (fonte: Agi)

Giorgio Armani se n’è andato giovedì 4 settembre 2024, circondato dai suoi cari nella sua Milano. Il comunicato del Gruppo Armani ha confermato che “si è spento serenamente” e che “ha lavorato fino agli ultimi giorni”.  Giorgio Armani non era solo uno stilista: era il simbolo della moda italiana nel mondo . Nato a Piacenza l’11 luglio 1934, è diventato uno degli uomini più ricchi d’Italia grazie al suo talento e alla sua visione rivoluzionaria dell’abbigliamento.

Ma come è arrivato al successo? La sua storia è particolare: dopo il liceo aveva scelto di studiare medicina, non moda. Voleva “occuparsi dei corpi”, come raccontava lui stesso. Questa conoscenza dell’anatomia umana lo aiuterà poi a capire meglio come vestire le persone “reali”.

Nel 1957, Giorgio lasciò l’università e andò a lavorare alla Rinascente, il famoso grande magazzino milanese. Iniziò allestendo le vetrine, ma il suo talento non passò inosservato. Nel 1964, Nino Cerruti lo notò e gli affidò una linea di abbigliamento. Era l’inizio di tutto.

L’anno prima aveva conosciuto Sergio Galeotti, che divenne il suo compagno di vita e di lavoro. Insieme, nel 1975, fondarono la Giorgio Armani: lui creava, Sergio gestiva l’azienda. Armani capì una cosa fondamentale: le persone stavano cambiando, ma gli abiti no. Gli uomini e le donne degli anni ’70 avevano vite diverse, più dinamiche, ma continuavano a indossare vestiti pesanti e scomodi.

Giorgio Armani negli anni 80
Giorgio Armani negli anni ’80 (foto Guido Alberto Rossi)

La sua geniale intuizione fu rendere le giacche più morbide e leggere, per vestire donne che lavoravano in ufficio o correvano a prendere un taxi. I suoi marchi distintivi? Il blu Armani e il greige, una creazione nuovissima che ben si sposava con la donna Armani.

Nel 1980 arrivò la consacrazione mondiale. Il regista Paul Schrader lo chiamò per disegnare gli abiti del film “American Gigolò” con Richard Gere. Da quel momento, Armani conquistò Hollywood e l’America.

Nel 1982, solo sette anni dopo aver fondato il suo marchio, finì sulla copertina di Time Magazine. Era diventato una star globale. “L’importante non è farsi notare, ma farsi ricordare“, diceva sempre.

Da quel momento Armani non si fermò più: creò Emporio Armani per i giovani, lanciò profumi, arredamento, hotel. Costruì un vero impero mantenendo sempre la sua visione: eleganza senza stravaganza, mai “ridicola” – una parola che detestava.

Nel 1985 perse improvvisamente Sergio Galeotti, il suo compagno e socio. Fu un momento durissimo, ma Armani reagì con determinazione: “Ho dato tutto e rinunciato alla mia vita per il mio lavoro“, disse. Prese in mano tutto, diventando non solo stilista ma anche imprenditore.

Anche negli ultimi mesi, Armani non aveva mai smesso. Aveva appena acquistato “La Capannina”, il locale dove negli anni ’60 aveva conosciuto Sergio. Pochi giorni fa aveva approvato tutti i look della collezione per i 50 anni del brand, che doveva sfilare a settembre.

Qualche settimana fa un’infezione polmonare lo aveva costretto in ospedale, ma sembrava essersi ripreso. L’estate l’aveva trascorsa serenamente a Forte dei Marmi con la famiglia, continuando a lavorare e a preoccuparsi dei suoi collaboratori.

La camera ardente sarà allestita sabato 6 e domenica 7 settembre a Milano, presso l’Armani/Teatro in via Bergognone 59. I funerali si svolgeranno in forma privata, come voleva lui.

 

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