La moda italiana sta per voltare pagina. Pieter Mulier, stilista belga di 46 anni, è il nuovo direttore creativo di Versace. Lo ha annunciato giovedì 5 febbraio il gruppo Prada, che dall’aprile 2025 possiede la maison del simbolo della Medusa. Mulier prenderà ufficialmente in mano le redini creative dal 1° luglio 2026, e la sua prima collezione verrà presentata a settembre durante la Fashion Week milanese.
La nomina mette fine a settimane di speculazioni. Alla fine di gennaio, Mulier aveva lasciato Alaïa, la prestigiosa casa di moda parigina dove lavorava dal 2021 come primo successore del fondatore Azzedine Alaïa, morto nel 2017. In cinque anni, il designer belga ha trasformato quel marchio in una forza commerciale: le vendite sono cresciute di circa dieci volte, grazie a prodotti diventati virali come le ballerine in mesh e la borsa Teckel a forma di bassotto.
Il suo talento non è passato inosservato: a novembre 2025 ha vinto il prestigioso premio International Designer of the Year ai CFDA Awards, che certifica la sua capacità di rinnovare un marchio storico senza tradirne l’identità.
Prima di Alaïa, Mulier ha costruito la sua reputazione come braccio destro di Raf Simons, uno dei designer più influenti al mondo e oggi co-direttore creativo di Prada insieme a Miuccia Prada. I due belgi hanno lavorato gomito a gomito per anni: da Jil Sander a Dior, fino a Calvin Klein. Questa lunga partnership ha permesso a Mulier di affinare una visione della moda che unisce rigore intellettuale e successo commerciale.
Mulier arriva dopo l’addio fulmineo di Dario Vitale, che ha lasciato Versace a dicembre scorso dopo appena otto mesi e una sola collezione presentata. Vitale era stato scelto da Donatella Versace, che nel 2025 ha abbandonato il ruolo creativo dopo 27 anni per diventare chief brand ambassador. Il suo debutto di settembre aveva diviso la critica, e l’acquisizione da parte del gruppo Prada (completata in aprile per 1,25 miliardi di euro) ha accelerato il cambio di rotta.
Lorenzo Bertelli, presidente di Versace e figlio di Miuccia Prada, ha dichiarato senza mezzi termini: “Quando abbiamo considerato l’acquisizione di Versace, abbiamo subito pensato a Pieter Mulier come la persona giusta. Crediamo possa davvero liberare il pieno potenziale di Versace e dialogare con la forte eredità del marchio”. Secondo indiscrezioni, Bertelli e il gruppo Prada avevano già individuato Mulier come nome ideale sin dall’autunno 2024, ben prima della chiusura dell’affare.
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Versace è sempre stata sinonimo di glamour esplosivo, sensualità mediterranea, colori audaci e silhouette che celebrano il corpo. Mulier, invece, viene da un percorso più cerebrale e raffinato. Come ha scritto CNN, è uno stilista “da testa” che si trova a guidare un brand “da corpo”. La sfida sarà mantenere vivo il DNA di Versace — fatto di chainmail dress, supermodelle e lusso plateale — portando però una prospettiva contemporanea capace di attrarre le nuove generazioni.
È la prima volta nella storia di Versace (fondata nel 1978 da Gianni Versace) che un non italiano guida la direzione creativa. E anche la prima volta che Mulier lavora per un marchio italiano.
Con quasi sei mesi prima del debutto ufficiale, Mulier avrà tempo per studiare gli archivi della maison e costruire una strategia coerente. Il gruppo Prada ha già annunciato un investimento di 250 milioni di euro per rilanciare Versace, che negli ultimi anni ha faticato a tenere il passo con i grandi marchi del lusso.
Gli occhi del fashion system ora sono tutti puntati su settembre, quando vedremo se il belga che ha fatto rinascere Alaïa saprà dare nuova energia a una delle griffe più iconiche della moda italiana.



