La finale della 76ª edizione del Festival di Sanremo ha visto la vittoria (non a sorpresa) di Sal Da Vinci con Per sempre sì che si è lasciato alle spalle, per così dire, Sayf, a sorpresa in altissima posizione con la sua Tu mi piaci tanto. Quinto posto per Fedez e Masini con Male necessario, quarto per Arisa con Magica favola, terza la bravissima Ditonellapiaga con Che fastidio.
Il capitolo più atteso si è aperto all’insegna della cronaca internazionale: Carlo Conti, Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti hanno voluto fermarsi subito, prima di qualsiasi nota, per rivolgere un appello alla pace alla luce dell’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. “Questa è una storia molto complessa, che ha dentro una grande contraddizione – ha detto Cardinaletti – tutti noi vorremmo il popolo iraniano libero dall’oppressione, dall’altra però si sta aprendo un conflitto di cui non conosciamo l’esito“. Il pubblico dell’Ariston ha risposto con un lungo applauso, mentre nel corso della serata, agli aggiornamenti del Tg1 sulla morte di Khamenei, la sala ha scandito un corale “pace, pace”.
A stemperare la tensione ci ha pensato Nino Frassica, mattatore irresistibile con le sue incursioni surreali, mentre Giorgia Cardinaletti ha condotto con eleganza il ritmo della serata. Momento di grande emozione con Gino Cecchettin, che ha commosso l’Ariston dichiarando: “Il dolore mi accompagnerà sempre, la libertà delle donne non è negoziabile“.
Il padre di Giulia ha parlato della sua fondazione e del lavoro quotidiano contro la violenza di genere, ricordando tutte le vittime di femminicidio. E poi la sorpresa più attesa: Carlo Conti è sceso in platea per il passaggio di consegne a Stefano De Martino, nominato conduttore e direttore artistico del Festival 2027 chiudendo così un ciclo e aprendo una nuova era per la kermesse più amata d’Italia.

Ma chi è il vincitore di Sanremo 2026? Il vero nome di Sal Da Vinci è Salvatore Michael Sorrentino, e nasce il 7 aprile 1969 a New York. Il padre Mario Da Vinci, noto cantante e attore napoletano, era impegnato in una tournée negli Stati Uniti quando la moglie Nina lo raggiunse oltreoceano. Risultato: Sal viene al mondo in America, ma cresce con l’anima già tutta napoletana.
L’eredità artistica del padre è pesante, eppure lui la porta con naturalezza. Il debutto davanti a un pubblico pagante avviene ad appena sei anni. A sette registra già il primo brano, Miracolo ‘e Natale, inciso in duetto con papà Mario, da cui venne tratta anche una sceneggiata teatrale. Un bambino che non gioca: canta, recita, studia il palcoscenico dall’interno.
Negli anni Settanta e Ottanta, Sal Da Vinci costruisce una carriera poliedrica tra teatro, cinema e musica. Al cinema affianca il padre in Figlio mio sono innocente! (1978) e gira altri film, fino al ruolo dello “scugnizzo” Capua in Troppo forte (1986) accanto a nomi del calibro di Carlo Verdone e Alberto Sordi. Una compagnia di tutto rispetto per un ragazzo che non aveva ancora vent’anni.
Poi la musica prende il sopravvento. Nel 1994 arriva la prima grande vittoria: si aggiudica il Festival italiano di musica, l’alternativa a Sanremo organizzata da Canale 5, con il brano Vera, che nel giro di poco diventa un fenomeno internazionale. Ribattezzata Vida mi Vida e interpretata dall’artista spagnolo Marcos Llunas, la canzone supera i quattro milioni di copie vendute nel mondo. Un traguardo che in pochi, all’epoca, si aspettavano. Nel 1995 vive un momento che definisce come indimenticabile: canta davanti a papa Giovanni Paolo II, nella Conca di Loreto, davanti a oltre 450.000 giovani.
Il primo vero confronto con il Festival di Sanremo arriva nel 2009, quando sale sul palco dell’Ariston con Non riesco a farti innamorare, scritta insieme a Vincenzo D’Agostino e Gigi D’Alessio, e si classifica al terzo posto. Un risultato lusinghiero, ma non bastante. Da allora, Sanremo resta un sogno incompiuto.
Nel mezzo ci sono anni intensi: musical di successo come C’era una volta… Scugnizzi (premiato con l’Oscar del Teatro 2003), collaborazioni con Lucio Dalla e Gigi D’Alessio, e spettacoli teatrali che lo portano in giro per l’Italia. Ma il grande rilancio arriva solo nel 2024, con Rossetto e caffè: un singolo che diventa virale, scala le classifiche digitali, incassa il doppio disco di platino e trasforma Sal Da Vinci nel nome più chiacchierato della musica popolare italiana.
Al Festival del 2026, la seconda partecipazione in gara, a diciassette anni dalla prima, ha portato un brano nato nell’estate del 2025, pensato come inno a quell’istante preciso in cui due persone decidono di costruire una vita insieme. Lo stesso artista l’ha raccontato così: è la più grande promessa che si possa fare nella vita, quel sì che unisce due anime per sempre.
La risposta del pubblico è immediata. Già alla terza serata, quando il suo nome viene annunciato in sala, dall’Ariston parte spontaneamente un coro sulle note di Rossetto e caffè: una standing ovation prima ancora di cantare una nota. Il brano raccoglie oltre 1,6 milioni di visualizzazioni su YouTube in pochi giorni, distaccando nettamente la concorrenza. E Sal ha celebrato questo successo con un affollatissimo flashmob a Sanremo, con tanto di (finto) matrimonio.
Nella serata delle cover, poi, il duetto con Michele Zarrillo su Cinque giorni regala uno dei momenti più apprezzati dell’edizione. Dal 1992 è sposato con Paola Pugliese, con cui ha avuto due figli: Francesco, nato nel 1993, e Annachiara, nel 1998. Oggi Sal è anche nonno tre volte, di Salvatore, Nina e Antonio, e non ha mai nascosto quanto la famiglia sia il centro di tutto, anche della sua musica.



