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Home » Spettacolo » “Era in preda al panico”: l’ex bassista racconta gli ultimi mesi di Prince prima della morte

“Era in preda al panico”: l’ex bassista racconta gli ultimi mesi di Prince prima della morte

BrownMark rivela i problemi di memoria di Prince negli ultimi mesi: inviti dimenticati e vuoti cognitivi causati dalla dipendenza da oppio.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti16 Aprile 2026
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Prince in concerto
Prince in concerto (Depositphotos)

Gli ultimi mesi di Prince prima della sua morte nell’aprile 2016 sono stati segnati da comportamenti preoccupanti e vuoti di memoria sempre più frequenti. A raccontarlo è BrownMark, bassista dei Revolution dal 1981 al 1986, che ha condiviso dettagli inediti sul declino della leggenda musicale in un’intervista pubblicata il 15 aprile.

BrownMark e Prince avevano perso i contatti negli anni, in parte a causa di una relazione che il bassista definisce come una fratellanza che poteva diventare volatile. “Eravamo entrambi alfa”, ha spiegato. “Siamo sempre stati così”. Il riavvicinamento, però, è avvenuto grazie a Jim Lundstrom, un custode che lavorava nella tenuta di Paisley Park in Minnesota.

Secondo BrownMark, Lundstrom gli riferì che Prince parlava continuamente di lui e che era pentito e pronto a sistemare le cose. Poco dopo, il cantante di Purple Rain chiamò personalmente l’ex compagno di band: “Voglio che tu voli a Minneapolis. Sto mettendo insieme alcune cose. Voglio vedere se vuoi essere coinvolto”.

Ma quello che accade dopo rivela la gravità della situazione. Quando BrownMark arriva in Minnesota dalla California, Prince ha completamente dimenticato di averlo invitato. Il bassista, dunque, trascorre diversi giorni in una stanza d’albergo senza riuscire a mettersi in contatto con lui, finché non incontra casualmente il batterista John Blackwell Jr. nella hall dell’hotel.

 

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“Non so come contattare Prince. Sono stato qui seduto. Non so cosa stia succedendo”, raccontò BrownMark al batterista. Quando Blackwell informò Prince della presenza del bassista, la reazione è rivelatrice: “Cosa? Cosa ci fa lì? Oh, l’hai portato tu qui?”, prima di realizzare improvvisamente: “Oh, me n’ero dimenticato”.

Una volta arrivato finalmente allo studio di Paisley Park, BrownMark capisce immediatamente che la situazione era seria. I due discutono di progetti per creare una nuova musica insieme e il bassista si trasferisce addirittura in Minnesota. Ma anche questa volta Prince dimentica l’accordo preso.

“Potevi vedere il panico sul suo viso perché capivi che si era appena ricordato di quello che aveva fatto: ‘Oh cavolo, aspetta un attimo. L’ho fatto trasferire qui'”, ha raccontato BrownMark. “La sua memoria era davvero, davvero compromessa a quel punto”.

Secondo l’ex bassista, questi gravi problemi di memoria erano direttamente collegati all’uso massiccio di oppioidi. Prince stava assumendo farmaci per gestire il dolore cronico all’anca, ma la situazione era sfuggita di mano.

L’artista, tuttavia, riesce a mantenere fino alla fine la sua riservatezza leggendaria. “Lui non avrebbe mai lasciato che nessuno lo vedesse in difficoltà. Non avrebbe detto nulla a nessuno”, ha sottolineato il bassista, evidenziando come la natura riservata di Prince abbia probabilmente impedito a chi gli stava vicino di comprendere appieno la gravità della sua dipendenza.

Prince muore il 21 aprile 2016 all’età di 57 anni a causa di un’overdose accidentale di pillole contraffatte contenenti fentanyl. Secondo le ricostruzioni, l’artista stava acquistando Vicodin, ma le compresse risultarono essere falsificate e lacciate con il potente oppioide sintetico, una sostanza fino a 100 volte più potente della morfina.

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