Vittorio Corona è stato un giornalista italiano che ha segnato il panorama editoriale tra gli anni Settanta e i primi anni Duemila, distinguendosi per una carriera che lo ha portato dalle testate cartacee siciliane ai vertici dei telegiornali nazionali. Nato ad Aci Castello il 9 maggio 1947 e morto a Milano il 24 gennaio 2007 all’età di 59 anni dopo una lunga malattia, è anche conosciuto come il padre di Fabrizio Corona.
Cresciuto in una famiglia di giornalisti, Vittorio era figlio di Aurelio Corona, capocronista del quotidiano La Sicilia di Catania, e fratello del giornalista Puccio Corona. Iniziò la sua carriera proprio nelle redazioni siciliane del giornale paterno, ma il suo percorso professionale lo portò presto lontano dall’isola.
@altisonante.it La saggezza e la passione per il giornalismo di Vittorio Corona raccontate dal figlio Fabrizio #fabriziocorona #gurulandia
Nel 1971 si laureò in filosofia all’università di Catania, per poi trasferirsi a Milano dove entrò nella casa editrice Rizzoli. Nel 1973 fu assunto a Novella 2000, dove scalò rapidamente le gerarchie fino a diventare caporedattore. Nel 1978 ricevette la nomina a vicedirettore del settimanale Annabella, consolidando la sua reputazione nel mondo dell’editoria popolare.
Dopo un breve ritorno in Sicilia, dove diresse l’emittente privata Telecolor, Corona si trasferì definitivamente a Milano come vicedirettore di Amica. La svolta della sua carriera, però, arrivò nel giugno 1983, quando entrò in Rai per curare la fondazione di nuove testate per la casa editrice Nuova Eri.
Fu proprio in Rai che Vittorio Corona dimostrò la sua capacità innovativa. Fondò e diresse per anni i mensili Moda, lanciato nell’ottobre 1983, e King, nato nel febbraio 1988. Entrambe le riviste si caratterizzavano per un linguaggio grafico e verbale scanzonato e giovanile, capace di rompere gli schemi editoriali rigidi tipici del periodo. Parallelamente, realizzò due rubriche settimanali per RaiDue: Moda, trasmessa dal 1985 al 1988, e 1990 mode nella stagione 1989-1990, entrambe in seconda serata.
Il 16 gennaio 1991 segnò un nuovo capitolo nella vita professionale di Corona. Emilio Fede lo assunse come vicedirettore di Studio Aperto, il telegiornale di Italia 1. Quando Fede venne nominato direttore del TG4 il 1° giugno 1992, Corona cominciò a esercitare anche le funzioni di direttore del notiziario di Italia 1, pur mantenendo formalmente il ruolo di vicedirettore.
Nel settembre 1993, divenuto direttore artistico di Italia 1, annunciò un progetto ambizioso: una completa rivoluzione di Studio Aperto. La sua idea era di cambiare radicalmente lo stile rispetto ai telegiornali tradizionali, facendo irrompere nelle notizie la satira, il fotomontaggio e la partecipazione diretta degli utenti attraverso fax e telefonate. Un format innovativo per l’epoca, che anticipava tendenze che sarebbero diventate comuni solo anni dopo.
Tuttavia, questo progetto incontrò resistenze. Emilio Fede criticò apertamente l’idea, e pare che anche l’editore Silvio Berlusconi non la apprezzò particolarmente. La nuova veste del telegiornale debuttò comunque il 18 ottobre 1993, ma l’esperimento ebbe vita breve. A novembre dello stesso anno, Corona si dimise dalla Fininvest dopo la nomina di Paolo Liguori come direttore di Studio Aperto.
Nel marzo 1994 iniziò una nuova avventura professionale entrando come direttore artistico e successivamente come vicedirettore nella testata fondata da Indro Montanelli, La Voce. Dopo la chiusura del quotidiano nel giugno 1995, Corona diresse il mensile Village e ricoprì diversi altri incarichi attraverso la sua società Corona & Corona. L’ultimo incarico direttivo fu nel gennaio 2005, alla guida del periodico di Mondadori Star TV.
La sua carriera, dunque, rappresenta un esempio di giornalismo innovativo che ha tentato di rompere gli schemi tradizionali dell’informazione italiana, anticipando format e linguaggi che sarebbero diventati comuni nell’era digitale. La sua figura professionale resta distinta da quella del figlio, come testimoniato dalla citazione che descrive Vittorio Corona come una persona incorruttibile, un tratto che definisce l’integrità che ha caratterizzato la sua lunga carriera nel giornalismo italiano.



