Bon Scott era l’anima selvaggia degli AC/DC, un frontman carismatico capace di infiammare il pubblico con la sua inimitabile voce graffiante e il suo atteggiamento ribelle. La sua vita spericolata, vissuta tra alcol, droga e musica, lo rese una leggenda del rock, ma lo condusse anche a una fine tragica e prematura. Il 19 febbraio 1980, a soli 33 anni, Scott fu trovato senza vita dopo una notte di eccessi. La sua morte, ufficialmente avvenuta per intossicazione da alcol, ma ancora avvolta dal mistero, segna uno dei momenti più dolorosi nella storia del rock. Vediamo allora cosa avvenne nelle ultime ore di vita del cantante.
La sera precedente alla sua morte, Scott si trovava al Music Machine, un famoso nightclub di Camden, Londra, in compagnia di amici, tra cui Alistair Kinnear e Zena Kakoulli. Durante la serata, consumò ingenti quantità di alcol e, secondo alcune testimonianze, potrebbe aver assunto eroina. Era noto per le sue abitudini autodistruttive, e non era la prima volta che si spingeva oltre il limite. Già nel 1975 aveva rischiato l’espulsione dagli AC/DC per un’overdose di eroina, ma riuscì a riprendersi e a continuare la sua carriera.
Dopo aver lasciato il locale, Scott e il gruppo si diressero verso la casa di Kinnear in 67 Overhill Road, East Dulwich. Giunto a destinazione, Scott era talmente ubriaco da non riuscire a camminare, quindi Kinnear lo lasciò dormire in macchina, abbassando il sedile per farlo distendere. Secondo la testimonianza di Silver Smith, ex fidanzata di Scott, il cantante era solito svenire per l’eccessivo consumo di alcol e lei consigliò a Kinnear di lasciarlo riposare. Tuttavia, quella notte le cose andarono diversamente.

La mattina successiva, Kinnear trovò Scott ancora in macchina, ma questa volta non respirava più. Lo portò d’urgenza al King’s College Hospital, dove fu dichiarato morto all’arrivo. Il referto ufficiale attribuì la causa della morte a un’intossicazione acuta da alcol, ma le circostanze precise rimangono avvolte nel mistero. Alcuni testimoni affermarono che Scott non sembrava particolarmente ubriaco la sera prima, mentre altre fonti ipotizzano che l’eroina abbia avuto un ruolo nella sua morte. In ogni caso, il cantante soffocò nel suo stesso vomito mentre era incosciente.
La notizia sconvolse il mondo della musica. Gli AC/DC, che erano nel pieno della loro ascesa dopo il successo di Highway to Hell, si ritrovarono improvvisamente senza il loro carismatico frontman. Il chitarrista Angus Young descrisse la perdita come “la scomparsa di un membro della famiglia“, un evento devastante sia sul piano umano che professionale. Scott avrebbe dovuto partecipare alle sessioni di registrazione del nuovo album proprio il giorno successivo alla sua morte.
Nonostante il dolore, gli AC/DC decisero di andare avanti. Ad aprile 1980, scelsero Brian Johnson come nuovo cantante e completarono il disco su cui stavano lavorando. Back in Black fu concepito come un omaggio a Scott, con una copertina completamente nera e la celebre campana in Hells Bells come tributo al loro amico scomparso. Il disco divenne un successo straordinario, consacrando gli AC/DC tra le più grandi band della storia e rendendo Scott una leggenda immortale.



