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Home » Spettacolo » L’incredibile storia dell’Isola delle Rose è ispirato a una storia vera?

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose è ispirato a una storia vera?

Scopriamo la vera vicenda di Giorgio Rosa, protagonista dell'incredibile storia dell'Isola delle Rose di Sydney Sibilia.
Francesca FiorentinoBy Francesca Fiorentino1 Settembre 2024
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L'incredibile storia dell'isola delle rose
L'incredibile storia dell'isola delle rose (fonte: Netflix)

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose di Sydeny Sibilia è ispirato alla vera storia di Giorgio Rosa e al suo tentativo, nell’Italia degli anni ’60 di costruire una micronazione dove le persone potessero vivere in armonia. Al di fuori delle regole e delle imposizioni dello Stato.

Nata ufficialmente il primo maggio 1968, l’Isola delle Rose era una piattaforma artificiale di circa 400 metri quadrati, situata a 11 chilometri dalla costa romagnola. Su questa piccola isola, Rosa, interpretato da Elio Germano, dichiarò l’indipendenza, fondando la Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose. La cui bandiera aveva tre rose rosse su sfondo bianco.

Nonostante l’isola delle rose si autoproclamò Stato indipendente, con una lingua, l’esperanto, un governo, una moneta e un’emissione postale, non ottenne il riconoscimento da alcun Paese del mondo.

Giorgio Rosa
Un’immagine di Giorgio Rosa (fonte: Linkiesta)

I primi semi del progetto germogliano nel 1958 quando l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa costruì un telaio di tubi in acciaio ben saldati a terra che sarebbero servito come impalcatura per l’isola. Scelse con cura il punto di nascita dell’isola, al largo di Rimini, a circa 11,5 km dalla linea di costa. E pian piano, anno dopo anno, quella base fu completata e migliorata. Non senza difficoltà, vista l’esiguità dei fondi a disposizione (nel ’60 il progetto si arenò). E l’ostracismo delle autorità italiane che chiesero a più riprese di eliminare l’ostacolo alla navigazione.

Poi, la nascita ufficiale, comunicata al mondo tramite dichiarazione di Giorgio Rosa. L’isola attirò la curiosità di decine di turisti. Qualcuno restava, altri rimanevano in zona, spinti da una sorta di desiderio proibito.

In quel momento, il governo italiano iniziò davvero a preoccuparsi considerando il piano di Rosa come un semplice tentativo di approfittare degli introiti turistici senza pagare tasse. La Repubblica Italiana di fatto isolò la nazione.

Così, l’esecutivo guidato da Giovanni Leone, preoccupato dalle implicazioni politiche e legali di questa nuova entità statuale, decise di intervenire. Nel febbraio del 1969, la Marina Militare italiana inviò una squadra di incursori che, con l’uso di esplosivi, distrusse la piattaforma.

Finì così un tentativo utopico di creare un luogo “anarchico” privo di condizionamenti e dove tutte e tutti potessero essere liberi di essere sé stessi. Rosa, ex repubblichino di Salò, era un sostenitore della libertà individuale e del diritto di ogni persona a vivere come meglio crede e ad autodeterminarsi. Oltre a credere nell’internazionalismo e nell’unità tra i popoli. E nei paradisi fiscali.

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