Dopo sei anni di assenza dalle scene, Luca Carboni è tornato sul palco dell’Unipol Forum di Assago, Milano, l’11 novembre 2025, con uno spettacolo che ha segnato non solo un ritorno artistico, ma soprattutto la celebrazione di una rinascita personale. Il cantautore bolognese, che nel 2022 aveva ricevuto la diagnosi di un tumore ai polmoni, ha affrontato un periodo difficile che ha cambiato profondamente la sua prospettiva sulla vita e sulla musica.
Il concerto, intitolato Rio Ari O Live come l’esposizione delle sue opere al Museo della Musica di Bologna, è durato due ore e mezza durante le quali Carboni ha attraversato il suo repertorio storico. Dalla celebre Farfallina a Mare Mare, fino alla chiusura simbolica con Ci vuole un fisico bestiale, ogni brano ha assunto un significato particolare alla luce del percorso di guarigione dell’artista.
Sul palco con lui sono apparsi tre grandi amici e colleghi: Cesare Cremonini, Elisa e Jovanotti, protagonisti di momenti fortemente emozionanti che hanno testimoniato l’affetto e la stima della comunità musicale italiana nei confronti di Carboni. La scelta di aprire con Primavera, brano del 1984, poi, non è stata casuale. Come ha spiegato lo stesso Carboni:
La primavera è un simbolo di rinascita, di cambiamento, che è affascinante e ci succede non per forza dopo una sfiga, dopo una malattia, ma anche nella vita, anche se tutto va bene. Può essere che la primavera ti metta dentro quell’entusiasmo di vivere qualcosa di nuovo o una nuova leggerezza o una nuova felicità o la ricerca della felicità.
Il cantautore ha anche confessato le sue paure prima di salire sul palco:
Avevo paura di non reggere io perché mi è già successo altre volte che in sussulto di agitazione, la respirazione non la riuscissi a gestire. Quindi avevo il terrore di dovere bloccare il concerto per fermarmi e per riprendere il fiato.
Il lavoro sulla respirazione e sul diaframma, però, è stato fondamentale per permettergli di tornare a esibirsi, dopo un periodo in cui si era quasi abituato a una dimensione più defilata. Carboni, infatti, ha rivelato che inizialmente non era interessato a organizzare un grande evento. Sono stati Ferdinando Salzano, fondatore dell’agenzia Friends and Partners, e altri collaboratori a spingerlo verso questo ritorno. Il sold out immediato del Forum, però, lo ha stupito molto, così come l’energia che il pubblico gli ha restituito:
Era da tanto tempo che non avevo questa quantità non solo di persone, ma di affetto addosso. È una cosa molto toccante.
E questa risposta calorosa lo ha convinto ad aggiungere altre date: due appuntamenti all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno, Bologna, il 24 gennaio e il 19 aprile 2026, oltre a una data nella Capitale il 12 marzo al Palazzo dello Sport di Roma. Particolarmente significativa, però, è stata la presenza di Jovanotti, con cui Carboni ha mantenuto un rapporto stretto anche nei momenti più difficili.
Lorenzo mi sentivo spesso, anche quando lui stesso stava vivendo un altro momento difficile. È stata una persona importante, chiacchieravamo non per piangerci addosso, ma per tenerci su e aggiornarci sul nostro stato di salute.
Anche la partecipazione di Cremonini ha un valore particolare: quando Cesare lo aveva invitato a cantare allo stadio, Carboni aveva avuto la percezione di essere tornato a vivere. Hanno eseguito insieme San Luca, brano che rappresenta un luogo ricorrente sia nella vita artistica che privata del cantautore bolognese. Andando oltre la musica, il cantante ha colto l’occasione per palare anche dell’impatto che la malattia ha avuto sulla sua vita:
Il primo momento è stato molto drammatico perché non mi avevano quasi dato speranza e quindi quello che ho vissuto mi ha fatto vivere un trauma abbastanza profondo però ho dovuto reagire nello stesso tempo, avendo avuto poi la possibilità invece di uscirne e adesso mi sento comunque diverso. Quando senti i luoghi comuni che dicono che cambi la prospettiva di tutto? È vero.
Il ritorno di Carboni sul palco, però, non sarà l’inizio di un tour tradizionale. L’idea è quella di costruire una serie di concerti unici, diversi di volta in volta. Un approccio che riflette la nuova dimensione artistica e umana raggiunta dopo l’esperienza della malattia, dove l’autenticità e la spontaneità prevalgono sulla ripetizione meccanica.



