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Home » Spettacolo » Nowhere Special di Uberto Pasolini è ispirato a una storia vera?

Nowhere Special di Uberto Pasolini è ispirato a una storia vera?

Dolce, commovente ed emozionante, Nowhere Special è stato scritto a partire dalla vera storia di un padre malato terminale.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino11 Febbraio 2025
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Una scena di Nowhere Special
Una scena di Nowhere Special (fonte: Lucky Red)

“Nowhere Special – Una storia d’amore” di Uberto Pasolini, si basa su un caso vero, anche se i dettagli dei protagonisti reali restano protetti dall’anonimato. Il regista ha trovato l’ispirazione leggendo un articolo su un padre che, dopo essere stato abbandonato dalla moglie quando il figlio aveva appena due mesi, ha dedicato la sua intera esistenza a crescerlo. Quando all’uomo venne diagnosticata una malattia terminale, decise di impiegare i suoi ultimi mesi nella ricerca della “famiglia perfetta” per il piccolo.

I due protagonisti di Nowhere Special
I due protagonisti di Nowhere Special (fonte: Lucky Red)

Ciò che ha colpito profondamente il regista romano non è stato tanto il testo dell’articolo, quanto la fotografia del padre con il bambino, un’immagine di amore puro che ha guidato la scrittura e la regia del film. Nel suo lavoro di documentazione, il regista ha cercato di contattare gli assistenti sociali coinvolti nel caso, ma per ragioni di privacy non ha potuto ottenere ulteriori dettagli. Questo, paradossalmente, gli ha dato maggiore libertà creativa, permettendogli di integrare nel film anche la sua personale esperienza di genitore.

Interpretato da James Norton, il protagonista affronta il difficile compito con un amore sconfinato, evitando di far pesare la drammatica realtà al figlio di tre anni. Il film ha ricevuto ampi consensi sin dalla sua uscita, forte dell’accoglienza calorosa riservata durante la presentazione alla sezione Orizzonti del Festival di Venezia nel 2020.

Cruciale per la riuscita del film il rapporto tra i due interpreti, James Norton, il padre e il piccolo Daniel Lamont, alla sua prima esperienza cinematografica. Pasolini ha adottato uno stile registico ‘invisibile’, evitando tagli e montaggi eccessivi per preservare la spontaneità della relazione padre-figlio. Molte scene sono girate in un’unica ripresa, senza istruzioni dirette al bambino, affidandosi alla sintonia creata tra gli attori.

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