Tra i protagonisti meno attesi delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 c’è un uomo che ha attirato l’attenzione non per le sue performance atletiche, ma per un fenomeno visivo che ha incuriosito telespettatori e addetti ai lavori: Benoit Richaud, allenatore e coreografo francese classe 1988, è diventato l’icona del trasformismo olimpico grazie alle numerose giacche di nazioni diverse indossate nel corso delle competizioni di pattinaggio artistico.
La prima a notare questa particolarità è stata la BBC: durante il programma corto maschile di martedì sera, sette dei pattinatori in gara erano seguiti da Richaud, anche se il calendario ufficiale olimpico lo indicava come allenatore solo per quattro di loro. Lo statunitense Max Naumov, il canadese Stephen Gogolev, il francese Adam Siao Him Fa e il georgiano Nika Egadze rappresentano solo una parte della sua sterminata scuderia.
In realtà, Richaud segue contemporaneamente 16 atleti provenienti da 13 nazioni diverse in questa edizione dei Giochi. Un impegno che lo ha portato a essere avvistato nel kiss and cry del pattinaggio artistico con i colori della Francia, della Georgia, del Canada e degli Stati Uniti, spesso nell’arco della stessa giornata di gare. Eurosport ha realizzato un video che lo ritrae con cinque dei suoi atleti e altrettante giacche di colore differente, contenuto che lo stesso Richaud ha ripostato sul suo profilo social con ironia.
L’allenatore francese ha spiegato alla BBC la complessità emotiva di questa situazione: “È molto impegnativo a livello emotivo. Se uno pattina male, poi l’altro pattina bene, si raggiunge questo picco di emozione che è molto difficile da esprimere, perché quando sei con il tuo pattinatore sei completamente con lui. Quando sono uno dopo l’altro è molto, molto difficile”.
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Sul tema dei continui cambi d’abito, Richaud ha scherzato rivelando il retroscena: “La gente ride perché indosso sempre il nero. E ora tutti si chiedono: com’è possibile che vediamo Benoit con colori diversi? Di solito metto tutto nello spogliatoio del pattinatore. Non è permesso, ma mi lasciano mettere qualcosa e in caso contrario, abbiamo sempre un caposquadra o il manager della nazionale che custodisce le giacche e me le consegna”.
Il curriculum di Richaud è impressionante: secondo la sua pagina Wikipedia, l’elenco degli atleti per cui ha realizzato una coreografia sfiora il centinaio. Nel 2024 è stato nominato Miglior Coreografo di Pattinaggio Artistico, riconoscimento che testimonia la sua reputazione nel settore. Prima di dedicarsi all’insegnamento e alla coreografia, Richaud è stato lui stesso un pattinatore su ghiaccio nei primi anni 2000.
Tra i suoi atleti più apprezzati figura il 24enne americano Max Naumov, che ha regalato uno dei momenti più emozionanti di queste Olimpiadi mostrando una foto dei suoi genitori scomparsi in un incidente aereo. La capacità di Richaud di seguire simultaneamente atleti così diversi, ognuno con le proprie esigenze tecniche ed emotive, lo ha reso una delle figure più discusse e ammirate di Milano-Cortina 2026.
Quello che inizialmente poteva sembrare un dettaglio curioso si è trasformato in un simbolo dell’universalità dello sport: un unico allenatore che rappresenta tredici nazioni diverse, unendo atleti di tutto il mondo attraverso la passione per il pattinaggio artistico. Una medaglia virtuale che Richaud si è conquistato lontano dal podio, ma non dagli obiettivi delle telecamere e dalla curiosità del pubblico internazionale.
