Questa sera l’attaccante del Genoa Mario Balotelli sarà ospite di Belve, il programma in cui Francesca Fagnani scava nelle vite di personaggi controversi e carismatici. A 34 anni, “Super Mario” è una figura in grado di dividere tifosi e opinione pubblica, e che ancora continua a far parlare di sé. Raccontiamo qui la sua storia.
Nato a Palermo il 12 agosto 1990 da genitori ghanesi, Mario Barwuah cresce in condizioni difficili, affrontando gravi problemi di salute nei primi anni di vita. Quando ha 3 anni la sua famiglia, in difficoltà economiche, lo affida ai Balotelli, una coppia bresciana che lo cresce come un figlio insieme ai loro tre bambini. È in questo contesto che Mario trova stabilità, ma anche un’identità complessa: italiano di fatto, deve aspettare i 18 anni per ottenere la cittadinanza. “Sono italiano, mi sento italiano”, dichiara nel 2008 al momento di ricevere la carta d’identità.
Soprannominato “Super Mario” per le sue qualità straordinarie, Balotelli si impone giovanissimo come uno dei talenti più promettenti del calcio mondiale: a 17 anni esordisce in Serie A con l’Inter, conquistando 3 scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa e una Champions League: passa poi al Manchester City, dove vince una Premier League e una FA Cup, e al Milan, dove brilla con 26 gol in due stagioni. La sua carriera lo porta in club prestigiosi come Liverpool, Nizza e Marsiglia, ma anche a esperienze meno fortunate in Turchia, Svizzera e al Brescia. Oggi cerca un nuovo rilancio al Genoa, anche se il suo minutaggio resta limitato.

Dotato di forza fisica, dribbling, potenza di tiro e un’abilità quasi infallibile sui rigori (48 su 53 trasformati in carriera), Balotelli è un attaccante versatile, capace di giocare come centravanti o esterno. Eppure, il suo talento è stato spesso oscurato da un rendimento discontinuo e da episodi fuori dal campo. Le “balotellate” – come il colpo di tacco mancato contro i Los Angeles Galaxy o la maglietta con la scritta “Why always me?” – lo hanno reso un personaggio tanto amato quanto criticato, spesso al centro di polemiche per il suo carattere ribelle.
Con la maglia azzurra Balotelli ha vissuto momenti di gloria: nel 2012, a soli 22 anni, trascina l’Italia alla finale degli Europei con una doppietta contro la Germania, diventando capocannoniere del torneo insieme ad Antonio Cassano; l’anno successivo, alla Confederations Cup, segna due gol, confermandosi il miglior marcatore italiano nella competizione. Ma il Mondiale 2014, nonostante un gol decisivo contro l’Inghilterra, segna l’inizio di un declino con la nazionale, culminato in una lunga assenza fino al ritorno nel 2018 sotto la guida di Roberto Mancini, suo mentore all’Inter e al Manchester City.
Nel 2012 la rivista Time gli dedica una copertina, inserendolo tra i 100 uomini più influenti al mondo. La sua storia personale – l’affido, le accuse di razzismo subite in campo, la paternità di Pia e Lion – lo rende un personaggio complesso, capace di suscitare empatia e critiche. Le sue scelte spesso impulsive lo hanno reso un bersaglio facile, ma anche un esempio di resilienza per chi vede in lui un ragazzo che ha lottato contro pregiudizi e difficoltà.



