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Home » Sport » Chi era Bruno Pizzul, la voce più amata dello sport in TV? Inventò “Tutto molto bello”

Chi era Bruno Pizzul, la voce più amata dello sport in TV? Inventò “Tutto molto bello”

Addio a Bruno Pizzul, la voce che ha raccontato la Nazionale per decenni. Raccontò in diretta la tragedia dell'Heysel.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino5 Marzo 2025
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bruno pizzul
Bruno Pizzul (fonte: Open)

Addio a Bruno Pizzul che si è spento oggi all’età di 86 anni. Nato l’8 marzo 1938 a Udine, è stato una delle voci più amate e memorabili della televisione italiana, noto soprattutto per le sue telecronache delle partite della Nazionale. Prima di diventare giornalista, fu calciatore, militando in squadre come la Pro Gorizia e l’Udinese, ma un grave infortunio al ginocchio pose fine alla sua carriera agonistica.

Dopo la laurea in giurisprudenza e un periodo da insegnante, Pizzul entrò in Rai nel 1969 superando un concorso nazionale per telecronisti. La sua prima telecronaca avvenne nel 1970, ma fu nel 1986 che divenne la voce ufficiale delle partite della Nazionale italiana, ruolo che mantenne fino al 2002. Con il suo stile pacato e professionale, ha raccontato momenti storici come la finale dei Mondiali del 1994 tra Italia e Brasile.

Oltre al calcio, Pizzul si occupò di diversi sport, tra cui pugilato, ciclismo, vela e canottaggio. Fece anche apparizioni cinematografiche interpretando sé stesso in film come “L’arbitro” (1974) e “Fantozzi – Il ritorno” (1996).

Nella vita privata, fu sposato con Maria e padre di tre figli.  Pizzul passerà alla storia per la sua voce vellutata e anche per dei modi di dire che sono entrati di diritto nel linguaggio sportivo. Come non ricordare “Tutto molto bello”, la sua descrizione tipica di un’azione entusiasmante. O l’indimenticabile “Sciabordìo”.

 

Tra i momenti più belli raccontati da Pizzul, i Mondiali di Italia ’90, ma anche il dramma sportivo di Pasadena, quando gli azzurri persero la finale dei Mondiali del ’96 contro il Brasile, ai rigori. Anche in quel caso la sua voce fu un accompagnamento dolce.

Tra cronaca e sport, anche la tragica finale di Coppa dei Campioni dell’Heysel tra Juventus e Liverpool. In un’intervista raccontò: “Mi sentii schiacciato dall’assurdità di essere arrivato in una bella e civile città europea per raccontare le emozioni di una partita di pallone e aver invece fui costretto a parlare di 39 morti e centinaia di feriti”. Le sue parole sono ancora oggi un esempio di racconto sportivo.

 

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