Ci sono partite che entrano di diritto nella leggenda, e la semifinale degli Australian Open 2026 tra Carlos Alcaraz e Alexander Zverev è una di queste. Dopo una maratona estenuante durata 5 ore e 27 minuti, un nuovo primato per il torneo, lo spagnolo ha strappato il pass per la finale con il punteggio di 6-4, 7-6, 6-7, 6-7, 7-5. A soli 22 anni, il numero uno del mondo si trova ora a un solo passo dal completare il Career Grand Slam: vincere tutti e quattro i tornei più importanti del pianeta, un’impresa che lo renderebbe il più giovane di sempre a riuscirci.
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La sfida sembrava inizialmente in discesa per Alcaraz, avanti di due set e in pieno controllo. Tuttavia, nel cuore del terzo parziale, il dramma: il caldo soffocante di Melbourne ha presentato il conto. Avvicinandosi alla sua panchina, Alcaraz ha sussurrato al suo coach Samu Lopez una frase che ha gelato i tifosi: “Non so cosa mi stia succedendo, ho vomitato”. Visibilmente provato e svuotato di energie, lo spagnolo ha subito il ritorno di un Zverev cinico e tatticamente perfetto, capace di trascinare il match al quinto set dopo aver vinto due tie-break consecutivi.
Quando Zverev è andato a servire per il match sul 5-4 nel quinto set, il destino sembrava segnato. Ma è proprio in questi momenti che si distingue un talento normale da un fenomeno generazionale. Con la forza della disperazione, Alcaraz ha iniziato a recuperare palline che sembravano già toccare terra, annullando cinque palle break con colpi spettacolari che hanno fatto impazzire la Rod Laver Arena. Il tedesco, schiacciato dalla pressione e dalla resilienza del rivale, ha iniziato a tremare, commettendo errori fatali nei momenti decisivi.
Carlos ha chiuso la contesa con un tuffo acrobatico, celebrando una vittoria che va oltre il tennis: è un trionfo della volontà sul dolore fisico. Ora gli occhi sono tutti puntati sulla finale di domenica, dove Alcaraz affronterà il vincitore della supersfida tra il nostro Jannik Sinner e l’immortale Novak Djokovic. Se dovesse vincere, Alcaraz non solleverebbe solo una coppa, ma entrerebbe nell’Olimpo dello sport. Ma la strada è lunghissima ancora.



