La nazionale iraniana non parteciperà ai Mondiali di calcio 2026. L’annuncio ufficiale è arrivato direttamente dal ministro dello sport iraniano, Ahmad Donjamali, che in televisione ha confermato il ritiro della squadra dalla manifestazione che si terrà negli Stati Uniti. La notizia, riportata inizialmente dal Frankfurter Allgemeine Zeitung e poi rilanciata da numerose testate internazionali, segna un momento storico per la competizione.
Le motivazioni del ritiro affondano le radici nelle recenti tensioni geopolitiche. Donjamali ha dichiarato che dopo l’uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei da parte del governo statunitense, l’Iran non ha alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali proprio in territorio americano. Il ministro ha fatto riferimento alle guerre degli ultimi otto o nove mesi e alle migliaia di cittadini iraniani uccisi, definendo impossibile ignorare un affronto di tale portata.
L’Iran era stato inserito nel gruppo G insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda. La prima partita della nazionale iraniana era fissata per il 15 giugno a Los Angeles, proprio contro i neozelandesi. Paradossalmente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva recentemente dichiarato che la nazionale iraniana sarebbe stata “ovviamente benvenuta” al torneo, durante un incontro alla Casa Bianca con il presidente della Fifa, Gianni Infantino. Le rassicurazioni americane, però, non hanno sortito alcun effetto sulla decisione di Teheran.
Infantino ha commentato la situazione su Instagram, spiegando di aver discusso con Trump dei preparativi per la competizione e della situazione iraniana. A 90 giorni dalla cerimonia inaugurale, il presidente della Fifa ha scritto che il mondo ha bisogno di un evento come la Coppa del Mondo per unire le persone, ora più che mai.

Il regolamento della Fifa prevede specificamente questo scenario. L’articolo 6.7 stabilisce che in caso di ritiro sia la federazione internazionale a decidere liberamente se e come sostituire la squadra rinunciataria, lasciando ampia discrezionalità all’organizzazione. Dal punto di vista economico, l’articolo 6.2 prevede sanzioni precise: se il ritiro avviene entro 30 giorni dalla prima partita, la multa ammonta ad almeno 250mila franchi svizzeri. Nel caso di una rinuncia più tardiva, l’importo sale a 500mila franchi svizzeri, a cui si aggiunge la restituzione dei contributi incassati per la preparazione.
Non è la prima volta, comunque, che una nazionale qualificata rinuncia a partecipare a un Mondiale. L’ultimo precedente risale al 1950, quando Scozia, Francia, Turchia e India decisero di non presentarsi alla manifestazione nonostante fossero qualificate. Un quadro simile si è verificato anche recentemente al Mondiale per club, dove la Fifa ha organizzato uno spareggio tra le prime due squadre non qualificate per colmare il vuoto.
Nel frattempo, diverse nazionali sperano di occupare il posto lasciato libero dall’Iran. Tuttavia, appare difficile che la Fifa ripeschi l’Italia, qualora gli azzurri dovessero fallire i playoff di qualificazione attualmente in corso sotto la guida di Gennaro Gattuso. Molto più probabile che venga scelta una nazionale della confederazione asiatica, rispettando così l’equilibrio geografico della competizione. I candidati principali sono l’Iraq, che deve ancora giocare lo spareggio contro Bolivia o Suriname, e gli Emirati Arabi Uniti, eliminati nei playoff proprio dall’Iraq.
Tuttavia, sognare è lecito e basti pensare al caso dell’Europeo del 1992. In quell’occasione, la Danimarca non era riuscita a qualificarsi sul campo, ma fu richiamata d’urgenza a soli dieci giorni dall’inizio del torneo per sostituire la Jugoslavia, esclusa a causa della guerra civile. I giocatori danesi, che si trovavano già in vacanza, si radunarono senza alcuna preparazione e, contro ogni pronostico, arrivarono a sollevare il trofeo in finale contro la Germania. Succederà ancora?



