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Home » Sport » Owens e Long: Hitler li voleva avversari, ma sul podio nacque un’amicizia che andò più lontano dell’oro

Owens e Long: Hitler li voleva avversari, ma sul podio nacque un’amicizia che andò più lontano dell’oro

Conoscete la storia dell'amicizia tra Jesse Owens e Luz Long? Fecero la storia in un'epica finale ai Giochi Olimpici di Berlino 1936.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino3 Agosto 2025
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Luz Long e Jesse Owens
Luz Long e Jesse Owens (fonte: RSI)

3 agosto 1936. Una data storica nel mondo dello sport. Ai Giochi Olimpici di Berlino, nel pieno della dittatura nazista, un atleta afroamericano mostrò ad Adolf Hitler quanto ridicole fossero le sue teorie sulla superiorità ariana. Il suo nome era Jesse Owens, un ragazzo dell’Alabama che avrebbe poi vinto 4 medaglie d’oro: nei 100 metri piani (proprio il 3 agosto), nel salto in lungo, nei 200 metri piani e nella staffetta 4×100 metri. Un’impresa colossale, visto anche il contesto. Ebbene, in quella circostanza Owens strinse una sincera amicizia con il tedesco Luz Long, un atleta che però non aveva alcuna intenzione seguire i canoni nazisti.

Carl Ludwig Hermann Long, detto Luz, era l’ariano perfetto: biondo, occhi azzurri, prestante. Quando si trovò davanti il fenomenale Owens nel salto in lungo, il 4 agosto 1936, l’americano aveva già fallito due salti e rischiava l’eliminazione. Fu Luz a spiegare a Owens cosa fare per vincere: anticipare lo stacco. Owens non credette alle sue orecchie, ma seguì il consiglio di quel ragazzo e vinse, con un salto di 8,06 metri. Davanti a Long che invece rimase fermo a 7,87 metri.

Jesse Owens premiazione
Jesse Owens premiato per l’oro nel salto in lungo (fonte: AP)

Chi fu il primo a congratularsi con lui? Il tedesco, ovviamente. Si abbracciarono amichevolmente in un Olympiastadion attonito. La foto dei loro festeggiamenti divenne il simbolo della vittoria dell’umanità sulla barbarie e sulla violenza degli uomini.

Luz divenne un bravo triplista e un avvocato. Morì in guerra, sul fronte siciliano nel 1943. Nel 1950, la Croce Rossa ritrovò i suoi resti nel cimitero di guerra di Ponte Olivo e li fece traslare in quello di Motta Sant’Anastasia.

In una lettera del 1942, Luz scrisse all’amico Owens:

“Dove mi trovo sembra che ci non sia altro che sabbia e sangue. Io non ho paura per me, ma per mia moglie e il mio bambino, che non ha mia realmente conosciuto suo padre. Il mio cuore mi dice che questa potrebbe essere l’ultima lettera che ti scrivo. Se così dovesse essere ti chiedo questo: quando la guerra sarà finirà vai in Germania a trovare mio figlio e raccontagli anche, che neppure la guerra è riuscita a rompere la nostra amicizia. Tuo fratello Luz“.

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