La pugile algerina Imane Khelif, oro olimpico a Parigi 2024 nella categoria 66 kg femminile, si trova al centro di una decisione che sta facendo discutere il mondo dello sport. Il nuovo ente di riferimento per il pugilato internazionale, World Boxing, ha imposto a tutti gli atleti maggiorenni un test genetico per determinare il sesso biologico. Khelif, nello specifico, non potrà partecipare ad alcun evento — incluso il prestigioso Eindhoven Box Cup previsto a giugno nei Paesi Bassi — finché non avrà superato questa procedura.
Il test richiesto è di tipo genetico PCR, cioè una tecnica di laboratorio che analizza il DNA per individuare la presenza del gene SRY, legato al cromosoma Y, tipicamente presente nei maschi. Può essere effettuato tramite tampone nasale o orale, saliva o sangue. Se un’atleta, come Khelif, vuole gareggiare nelle categorie femminili ma viene rilevato materiale genetico maschile, la situazione sarà esaminata da medici specialisti. Si procederà poi con valutazioni aggiuntive: esami ormonali, anatomici o endocrini, e sarà possibile fare ricorso se necessario.
Questa politica nasce dal tentativo di World Boxing di garantire sicurezza e parità tra atleti e atlete. La questione non è nuova. Per molti anni, gli sport olimpici hanno eseguito controlli genetici, ma già negli anni ’90 si erano mostrati poco efficaci per la complessità delle cosiddette DSD (differenze nello sviluppo sessuale). Da allora, molti sport sono passati a valutazioni ormonali, che però sollevano altre difficoltà, come il caso delle donne con livelli naturalmente elevati di testosterone.

Khelif è balzata agli onori della cronaca a Parigi 2024 per il pasticcio dell’incontro finito dopo 46 contro Angela Carini, a causa di un pugno giudicato troppo forte (ma non sono mancate le critiche contro l’azzurra). Erroneamente considerata transgender, è con ogni probabilità una sportiva intersex, ovvero è nata con caratteri sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie del corpo maschile o femminile.
Già nel 2023, l’International Boxing Association (IBA), vecchia federazione ora estromessa dal Comitato Olimpico Internazionale per comportamenti scorretti, aveva squalificato sia lei che la pugile taiwanese Lin Yu-ting da un campionato mondiale, citando un problema non specificato nei requisiti di ammissione. Tuttavia, entrambe erano risultate idonee a competere secondo le regole applicate dal CIO ai Giochi francesi.
World Boxing, che ha ottenuto il via libera provvisorio per organizzare il pugilato olimpico a Los Angeles 2028, ha deciso di seguire l’esempio di World Athletics, la federazione dell’atletica, che recentemente ha reintrodotto il test cromosomico. Anche lì, si richiede un unico test nella vita agonistica per confermare l’idoneità a competere nella categoria femminile. Inoltre, World Athletics ha già vietato la partecipazione a atleti transgender che abbiano attraversato la pubertà maschile.



