Il 2 febbraio 1924, tra le montagne dell’Alta Savoia, prendeva forma una pagina destinata a entrare nella storia dello sport. A Chamonix, ai piedi del Monte Bianco, si svolgeva quella che allora fu chiamata Semaine des Sports d’Hiver, la Settimana internazionale degli sport invernali, organizzata a margine delle Olimpiadi estive di Parigi. Solo in seguito il Comitato Olimpico Internazionale avrebbe riconosciuto ufficialmente quell’evento come le prime Olimpiadi invernali della storia.
La nascita dei Giochi invernali non fu immediata né scontata. Già all’inizio del Novecento esisteva un dibattito acceso all’interno del movimento olimpico: i Paesi nordici, custodi di una lunga tradizione legata allo sci e al pattinaggio, guardavano con sospetto a un’Olimpiade “alternativa” che potesse oscurare i loro Giochi nordici. Pierre de Coubertin, padre delle Olimpiadi moderne, sostenne invece la necessità di dare dignità internazionale agli sport invernali. La soluzione fu un compromesso: una manifestazione sperimentale, senza il nome ufficiale di Olimpiadi. Il successo fu tale che, nel 1926, il CIO decise retroattivamente di assegnare a Chamonix lo status di prima Olimpiade invernale.
Era un mondo diverso, quello del 1924. I Giochi durarono undici giorni, dal 25 gennaio al 5 febbraio, e videro la partecipazione di 258 atleti, tutti uomini, provenienti da 16 Paesi. Le discipline erano poche ma simboliche: sci di fondo, salto con gli sci, pattinaggio artistico e di velocità, hockey su ghiaccio, bob e la “pattuglia militare”, antesignana del biathlon. Non c’erano villaggi olimpici come li intendiamo oggi: gli atleti alloggiavano in alberghi locali, le piste erano spesso naturali e le gare si svolgevano in condizioni climatiche imprevedibili. Eppure, proprio quella semplicità contribuì a creare il mito.

Da Chamonix in poi, le Olimpiadi invernali hanno attraversato la storia del Novecento, risentendo dei suoi scossoni. Furono interrotte dalla Seconda guerra mondiale, con l’annullamento delle edizioni del 1940 e del 1944, per poi rinascere nel 1948 a St. Moritz come simbolo di ripartenza. Nel corso dei decenni si sono aggiunte nuove discipline, dallo sci alpino al freestyle, dallo snowboard allo short track, mentre cresceva il numero di atleti e di Paesi partecipanti. Nel 1994, a Lillehammer, i Giochi invernali vennero definitivamente separati da quelli estivi anche nel calendario, assumendo una cadenza autonoma.
Con il passare del tempo, i Giochi sono diventati uno specchio dei cambiamenti della società e della tecnologia: l’ingresso progressivo delle donne, la professionalizzazione degli atleti, l’impatto dei media globali e, più recentemente, il tema della sostenibilità ambientale. Dai Giochi spartani degli anni Venti si è passati a eventi capaci di muovere intere economie e di catalizzare l’attenzione del mondo.
Ad oggi, quello stesso filo storico conduce idealmente fino all’Italia. Tra pochi giorni, il 6 febbraio, prenderanno ufficialmente il via le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, un’edizione che segna il ritorno dei Giochi nel nostro Paese vent’anni dopo Torino 2006. Saranno Olimpiadi diffuse, senza un’unica città ospitante, ma con un territorio ampio che unisce le Alpi lombarde e dolomitiche, fondendo tradizione e modernità.
Milano-Cortina 2026 rappresenta una nuova tappa nell’evoluzione iniziata nel 1924. Se Chamonix fu il laboratorio di un’idea, l’edizione italiana punta a essere il manifesto di un nuovo modello: sostenibilità ambientale, uso di impianti esistenti, attenzione all’eredità sul territorio. È un ritorno alle montagne come protagoniste, ma con la consapevolezza di un secolo di storia alle spalle.
A centodue anni da quel 2 febbraio simbolico, le Olimpiadi invernali restano fedeli alla loro essenza: celebrare lo sport in condizioni estreme, la sfida dell’uomo con la natura, il confronto pacifico tra nazioni. Dal ghiaccio naturale di Chamonix ai palcoscenici contemporanei di Milano e Cortina, i Giochi continuano a raccontare la stessa storia, fatta di competizione, sogni e memoria. Una storia che, ancora una volta, è pronta a scrivere un nuovo capitolo.



