L’immagine di Novak Djokovic, idolo indiscusso della Serbia, si è incrinata. Il campione, 24 volte vincitore di un Grande Slam, ha deciso di voltare pagina e trasferirsi con la famiglia ad Atene, in Grecia. Un addio non privo di polemiche, che ha diviso l’opinione pubblica serba, trasformando l’ex beniamino in un “rinnegato”.
La decisione di Djokovic non è un semplice trasloco, ma una presa di posizione netta contro il governo serbo. A Belgrado, la tensione politica è palpabile, con studenti e cittadini che protestano contro il governo di Aleksandar Vučić, accusato di corruzione. Djokovic ha pubblicamente espresso il suo sostegno ai manifestanti, incrinando i rapporti con Vučić e venendo etichettato come “Nemico dello Stato”.

Oltre alle motivazioni politiche, ci sono anche ragioni economiche dietro la scelta di Djokovic. Il campione ritiene che il governo serbo non sostenga adeguatamente il torneo di tennis “Belgrado Open”, da lui organizzato con il fratello Djordje. Temendo un boicottaggio a causa del suo appoggio all’opposizione, Djokovic ha deciso di trasferire il torneo ad Atene, dove ha anche fondato una nuova accademia. Questo gesto conferma la sua volontà di lasciarsi alle spalle la Serbia e iniziare un nuovo capitolo della sua vita.
La partenza di Djokovic coincide con un momento di transizione nella sua carriera. A 38 anni, il campione è consapevole che il suo dominio nel tennis sta volgendo al termine, con l’ascesa di giovani talenti come Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. Il trasferimento in Grecia potrebbe rappresentare un modo per prepararsi al futuro, sia dal punto di vista professionale che personale.



