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Home » Sport » Perché le azzurre della ginnastica ritmica non vogliono più essere chiamate “Farfalle”?

Perché le azzurre della ginnastica ritmica non vogliono più essere chiamate “Farfalle”?

Non chiamatele più Farfalle, le straordinarie azzurre della ginnastica ritmica hanno chiuso quel capitolo. Ecco perché.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino8 Agosto 2024
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Le azzurre della ginnastica ritmica
Le azzurre della ginnastica ritmica (fonte: Federginnastica/ ph di Simone Ferraro / FGI)

Le azzurre della ginnastica ritmica sono (o meglio erano) soprannominate da sempre Farfalle per la loro incredibile leggerezza. E il modo in cui fanno sembrare semplice qualcosa che in realtà complesso. Il nickname arrivò ad Atene 2004, quando l’Italia si aggiudicò il primo argento olimpico della sua storia. A ispirare la squadra fu un articolo di Giovanni Arpino del 1969 sulla Stampa, in cui definiva le ginnaste di ritmica “qualcosa che sta tra la farfalla e l’atleta“. Con il bronzo olimpico di Tokyo 2021 crebbe la fama delle Farfalle. Una fama, però, destinata a essere messa in discussione solo qualche tempo dopo.

A gennaio del 2023, infatti, con un post sui rispettivi profili Instagram, le cinque ginnaste della nazionale – Alessia Maurelli, Laura Paris, Martina Centofanti, Agnese Duranti e Daniela Mogurean – annunciarono al mondo che la squadra non si sarebbe riconosciuta “mai più” in quella definizione. Perché? Qualche settimana prima, infatti, tre ex atlete, di cui due azzurre, avevano raccontato dei terribili abusi psicologici subiti dalle loro allenatrici quando frequentavano l’Accademia di Desio.

Le azzurre della ginnastica ritmica ai Mondiali del 2021 (fonte: Eurosport)

Un vero tsunami che diede il via a una serie di dichiarazioni di altre atlete che avevano rotto il silenzio su quella che era una costante per molte di loro, costrette a subire allenamenti massacranti. A fronte di regimi alimentari incredibilmente restrittivi  e bodyshaming. Racconta l’ex ginnasta Nina Corradini a Vanity Fair:

“Ogni singola mattina dovevo pesarmi e mandare il risultato dell’operazione a Ombra Perenne (nome in codice di un’allenatrice). Ma, attenzione, qui viene il colpo di genio. Non era sufficiente una foto del riquadro della bilancia. In quel modo avrei potuto barare pesando, che so, il cane al posto mio. No: dovevo salire sulla bilancia – al solito, solo con gli slip – e mia madre doveva farmi un video in cui si vedeva la mia figura per intero, in modo che non potessi poggiarmi al lavandino per risultare più leggera. Quindi, ogni giorno inviavo un video di un paio di secondi a Ombra Perenne di me in mutande. È agghiacciante, ripensandoci oggi. Ma né più né meno di diverse altre situazioni che ho dovuto fronteggiare in quel paio d’anni a Desio

Certamente per allenare delle ginnaste bisogna essere severi perché non è semplice far lavorare bambine di 12 anni e ragazze di 15, però è giusto correggere e far ripetere più volte un esercizio, non le umiliazioni per esempio sul peso. Pare che a Desio non se ne rendano conto“.

La Federginnastica commissariò l’Accademia di Desio e sospese la direttrice tecnica della nazionale Emanuela Maccarani, aprendo un fascicolo di indagine tuttora in corso. Maccarani è a Parigi con la squadra.

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