La donna più veloce del mondo è italiana. Si chiama Zaynab Dosso, ha vinto i 60 metri ai Mondiali indoor di atletica a Torun, in Polonia, con un tempo di 7 secondi netti, ed è già scesa sotto la barriera con 6″99. Tra le cinque medaglie conquistate dall’Italia in questa competizione, il suo volto è diventato il simbolo di una nazionale senza limiti, capace di raggiungere traguardi storici.
Ripensando al percorso che l’ha portata sul gradino più alto del podio, Zaynab ha realizzato quanta strada ha fatto. “Sentire l’Inno mi ha emozionata tanto: l’ho cantato a occhi chiusi sennò si apriva il rubinetto”, ha confessato subito dopo la vittoria. Un’emozione autentica che rappresenta il culmine di una trasformazione non solo atletica, ma profondamente personale.
Il momento rivelatorio è arrivato guardando i cinque ori olimpici conquistati dall’Italia a Tokyo. “Se ce l’ha fatta Jacobs, perché io no? È il pensiero che, credo, abbiamo avuto un po’ tutti in squadra”, racconta l’atleta. Quell’oro di Marcell Jacobs nei 100 metri è stata la dimostrazione concreta che sacrifici e lavoro pagano. Da quel momento è scattato un effetto domino in tutta la squadra azzurra: l’obiettivo non era più semplicemente fare il minimo per qualificarsi ai Mondiali, ma vincerli.
Il percorso verso l’oro, tuttavia, non è stato lineare. Gli alti e bassi non sono mancati e Zaynab ha dovuto capire cosa fare per mettere in moto il suo potenziale. La svolta è arrivata con il trasferimento da Rubiera a Roma, dove ha iniziato a lavorare con Giorgio Frinolli. “È il coach più bravo del mondo: il mio oro è dedicato anche a lui”, ha dichiarato la campionessa.
I bronzi iridati indoor e quello europeo a Roma le hanno confermato di essere sulla strada giusta. Poi è arrivata la delusione dei Giochi di Parigi, che l’ha fatta entrare in crisi. La soluzione è stata un viaggio in Costa d’Avorio, suo paese natale, che le ha permesso di ritrovarsi come persona. “Mi arrovellavo troppo, ho iniziato a fare pilates anche per fermare i pensieri”, spiega. Sono seguiti gli ori di Apeldoorn e infine quello mondiale di Torun.
Ma oltre al pilates e all’allenamento fisico, Zaynab ha trovato aiuto anche nei libri. Ha letto molto, in particolare i testi di Osho sulla religione e sul vivere. “Ho capito che reprimevo le mie emozioni, per condizionamento famigliare e culturale. Oggi, invece, mi voglio libera”, rivela l’atleta, sintetizzando la rivoluzione mentale che ha accompagnato quella tecnica.
Dal punto di vista atletico, la sua azione di corsa è completamente cambiata, diventando più efficace. Quest’inverno si è dedicata a un intenso lavoro aerobico che le permette oggi di fare venti volte i cento metri mantenendo un livello alto. “Sono felice di essere riuscita a trasferire nei tre turni di Torun i cambiamenti”, spiega. Il suo allenatore studia dati e video, mentre lei si concentra sull’essenziale: correre.
Il successo delle atlete italiane in questo periodo non è casuale secondo Zaynab. “Le donne sono sempre state forti, ma prima erano messe in un angolino da energie maschili forti. Che stiano emergendo adesso non è un caso”, afferma. Le atlete si permettono di esprimersi e di prendersi quello che vogliono. “È un urlo: ci siamo anche noi!”, sintetizza la campionessa.
Nel gruppo azzurro si è creato un ambiente speciale. Con Nadia Battocletti, altro oro mondiale, c’è un rapporto di reciproco sostegno. “Nadia è una grande capitana. Ha vinto la sua gara e il giorno dopo è tornata al palazzetto per sostenere Sveva Gerevini nell’eptathlon”, racconta Zaynab. Gli atleti si osservano a vicenda senza invidia, cercando di motivarsi l’uno con l’altro. L’ispirazione arriva anche da fuori: da Sinner che fa cose incredibili nel tennis a Brignone e Goggia nello sci.
Zaynab è diventata a sua volta un punto di riferimento per Kelly Doualla, giovane velocista azzurra. “Kelly è aria fresca, con lei si possono fare grandi cose anche in chiave staffetta. A Torun è entrata nella giungla: ho pensato avesse bisogno di un’amica”, spiega con affetto.
Un oro mondiale cambia la vita, ma non è la popolarità che Zaynab sta cercando. “Il mio scopo è fare al meglio il mio sport. Se arriva, ben venga”, chiarisce. Tornata dalla Polonia da campionessa del mondo, si è rimessa a fare la sua vita normale: il trasloco insieme al fidanzato martellista portoghese, i gatti da accudire. “La mia maggiore serenità coincide anche con il suo arrivo nella mia vita. Mi chiama farfalla, ma lo fa per incrementare il mio stress”, scherza.
Le ambizioni per il futuro sono cresciute. Oltre ai 100 metri, Zaynab vuole testarsi anche sui 200, dimostrando di voler ampliare i propri orizzonti. L’appuntamento con la Diamond League e con le Olimpiadi di Los Angeles 2028 rappresenta la prossima sfida. Come reagirà al confronto con il mondo allargato all’aperto? “Sono curiosa di scoprirlo anch’io”, risponde con la stessa determinazione che l’ha portata a diventare la donna più veloce del mondo.



