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La reazione del pubblico online non si è fatta attendere. In poche ore sono comparsi centinaia di meme: la testa di Dargen sovrapposta a pavimenti di ogni tipo, la sua figura distesa sul parquet, accostamenti creativi e battute di ogni genere. Anche Leroy Merlin, il colosso francese del fai-da-te, ha colto l’occasione con un commento che ha fatto il giro dei social: “La posa a spina di pesce ti dona molto.”
Lo stesso artista ha risposto con ironia durante un intervento a Rai Radio 2: “Se mi sdraio, potete camminarmi sopra a piedi nudi.” Anche Arisa, che condivide la stessa stylist, ha giocato sull’ironia paragonando il proprio look al suo: “Lui era ispirato al parquet, io al lampadario”, riferendosi all’abito bianco decorato con inserti di cristalli.
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Ma dietro l’ironia c’è molto di più. Il look non è un capriccio estetico: è il primo capitolo di un racconto articolato chiamato “C’era una volta Sanremo”, un progetto concettuale che attraverserà tutte le serate del Festival come una metamorfosi progressiva. A curarlo è la stylist Rebecca Baglini, già direttrice creativa dei look di Malika Ayane e Arisa, che ha lavorato fianco a fianco con Ludovico Bruno e con il curatore Milovan Farronato.
Alla prima serata ha contribuito anche Massimo Cantini Parrini, costumista italiano tra i più premiati, noto, tra l’altro, per i costumi del Pinocchio di Matteo Garrone. Parrini ha messo a disposizione del team il costume originale del film, creando un ponte tra la favola di Collodi, il cinema e la riflessione contemporanea.
Il filo conduttore è proprio questo: mentre oggi ci si affanna a diventare macchine efficienti e performanti, Pinocchio percorre il cammino opposto. È un pezzo di legno, materia inerte, proprio come il parquet, che grazie all’amore di Geppetto prende vita e diventa un essere umano. Il vestito-parquet porta quindi con sé un messaggio netto: l’intelligenza artificiale può costruire, replicare e ottimizzare, ma non può amare. E senza amore, non c’è vita.



