Per la prima volta, l’uomo dietro uno dei personaggi più virali dei social italiani decide di rivelarsi. Si chiama Gabriele Celia, classe 1985, è il creatore del Boomer Milanese, la maschera digitale che ha conquistato 400mila follower su Instagram e 250mila su TikTok raccontando storie impossibili di una Milano che non esiste più. In un’intervista al Corriere della Sera, Celia ha scelto di uscire dall’anonimato per spiegare come è nato questo prototipo del bauscia, lo spaccone da bar che millanta avventure con Moana Pozzi, che racconta di quando i Beatles lo volevano come batterista e di quando faceva serata allo Studio 54 con Trump.
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Il filtro che deforma il volto del personaggio non è un vezzo estetico, ma una scelta precisa. Celia spiega che quella distorsione è un biglietto da visita immediato, un modo per far capire sin dal primo secondo che il Boomer non ci è, ma ci fa. È una maschera nel senso più teatrale del termine, un elemento di repertorio che rende esplicito il messaggio: tutto quello che racconta è palesemente falso, eppure riconoscibilissimo.
Il Boomer è un dandy da bar, un nottambulo che del lavoro non vuole nemmeno sentir parlare. La genesi di questo personaggio non è solo frutto di osservazione sociale Celia racconta di essersi ispirato a suo padre, che incarnava perfettamente lo spirito del bauscia. Con un tributo alla Milano di Tangentopoli, che Celia non ha conosciuto direttamente, perché era un bambino, ma che comunque ha nutrito la sua fantasia:
“Lo vedo come un personaggio che nasce dalla Milano di Tangentopoli, impregnato di quel sistema valoriale: un’epoca di furbastri, di fecondi chiacchieroni, in una città che era il centro del potere, del denaro e dell’illusione dell’onnipotenza. Il Boomer crede di essere un Padreterno, lui sa fare tutto. Devi riparare la macchina? Non c’è bisogno del meccanico, ci pensa lui. Sei a letto con la febbre? Non c’è problema, lui ha studiato Medicina con Jannacci
Anche se ero un bambino, ho una memoria molto fotografica di quegli anni perché sono sempre stato un attento osservatore. Mani Pulite la ricordo bene anche se ero piccolo. E poi quella Milano l’ho vissuta attraverso i racconti di mio padre, lui aveva tutte le caratteristiche del bauscia, aveva quello spirito: mi sono ispirato a lui“.
L’avventura sui social è iniziata quasi per caso, a luglio 2024, con qualche video fatto per gioco, senza alcuna nozione dei meccanismi virali. Le visualizzazioni sono esplose senza che Celia se ne accorgesse davvero: sono stati gli amici a farglielo notare, riconoscendolo immediatamente nonostante il filtro.
Oggi qualcuno inizia a fermarlo per strada, e lui scherza su questa crisi d’identità. Gli amici gli dicono che nei video assomiglia a come sarà tra vent’anni. La sua vena teatrale è innata, non ha mai studiato recitazione ma sin da ragazzino gli dicevano che avrebbe dovuto calcare le scene. Imitare colleghi, amici, dialetti gli viene naturale.
Prima del Boomer Milanese, Celia era consulente aziendale assicurativo e si occupava di pittura, sia come autore di opere sia nella compravendita. Nell’ultimo anno, però, l’attività da creator ha progressivamente assorbito il suo tempo, costringendolo a ripensare la propria vita professionale. Ha iniziato a fare sponsorizzazioni e sta cercando di capire se questa strada possa diventare il suo lavoro principale.
L’apice del riconoscimento è arrivato con la candidatura all’Ambrogino d’oro, il prestigioso premio della città di Milano. Per Celia, scoprire di essere tra i candidati è stato incredibile. Con la sua solita ironia, ha commentato la mancata vittoria finale dichiarando che l’unico premio che aveva mai vinto prima erano due euro al Gratta e Vinci, subito ripersi.



