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Home » Cultura » Storia » Sandro Pertini ci manca sempre: tutte le volte che abbiamo amato il presidente partigiano

Sandro Pertini ci manca sempre: tutte le volte che abbiamo amato il presidente partigiano

Da comandante partigiano a Presidente della Repubblica: ecco perché Sandro Pertini è una delle figure politiche più amate di sempre.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene24 Febbraio 2025
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Sandro Pertini con la sua adorata pipa
Sandro Pertini con la sua adorata pipa (fonte: Raicultura.it)

Tra tutte le cariche che è possibile ricoprire nel sistema politico italiano, quella del Presidente della Repubblica è la meno controversa agli occhi dell’opinione pubblica, probabilmente per il suo ruolo di mediazione imparziale e rappresentanza di tutti i cittadini, a prescindere dallo schieramento di appartenenza. Eppure, tra i 12 Presidenti della Repubblica della nostra storia, ce n’è uno che nel corso del suo mandato – e non solo – è riuscito a restare impresso nella memoria e nel cuore degli Italiani al punto da essere definito ancora oggi il più amato di tutti, ossia Sandro Pertini. Vediamo insieme perché.

Alessandro Giuseppe Antonio Pertini, detto Sandro, nacque a Stella (in provincia di Savona) nel 1896. Già da giovanissimo, a 18 anni, si avvicinò al movimento operaio e al socialismo dopo i suoi primi contatti con gli impiegati dell’Ilva. Prima di entrare ufficialmente in politica ed essere eletto consigliere comunale nella sua città natale, tuttavia, prese parte alla Prima Guerra Mondiale in qualità di sottotenente dei mitraglieri sul fronte dell’Isonzo, distinguendosi per il suo coraggio e le sue doti di leader.

Sin dalla sua adesione al Partito Socialista Unitario, avvenuta ufficialmente nel 1924 in seguito all’omicidio di Giacomo Matteotti, si proclamò antifascista convinto e sia lui che il suo studio di avvocato vennero ripetutamente prese di mira dai fascisti. L’anno seguente fu arrestato per la prima volta proprio per aver distribuito degli opuscoli contro il regime; dopo 8 mesi di carcere venne rilasciato e riprese imperturbato le sue attività clandestine. In seguito a un secondo arresto fuggì brevemente in Francia, tornando poco dopo con il progetto di un attentato a Mussolini; fu però riconosciuto e incarcerato nuovamente. Le sue gravi condizioni di salute indussero la madre a chiedere a Mussolini la grazia, che Pertini rifiutò furibondo.

Fu liberato solo nel 1943, dopo la caduta del regime fascista, e fondò insieme a Pietro Nenni e Lelio Basso il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Nel periodo successivo si distinse ancora una volta come figura di spicco della Resistenza, ma fu catturato dalle SS e condannato a morte insieme ad altri esponenti del socialismo, tra cui Giuseppe Saragat. Riuscì a salvarsi dall’esecuzione solo grazie a un rocambolesco piano di evasione escogitato dalle Brigate Matteotti, e a cui Pertini accettò di partecipare solo a patto che anche altri detenuti di minor rilievo potessero fuggire insieme a lui e Saragat.

Pertini, Zoff, Causio, Bearzot e la Coppa del Mondo del 1982
Pertini, Zoff, Causio, Bearzot e la Coppa del Mondo del 1982 (fonte: ANSA)

I numerosi arresti non lo dissuasero mai dal continuare a opporsi strenuamente al nazifascismo, fino alla Liberazione nel 1945 e alla condanna a morte di Mussolini, per il cui decreto votò lui stesso. Nel secondo Dopoguerra continuò a ricoprire cariche pubbliche: deputato dell’Assemblea Costituente, senatore, poi di nuovo deputato e presidente della Camera per due legislature di seguito. Nel 1978, con la maggioranza più alta dell’intera storia repubblicana (832 voti su 995), fu eletto Presidente della Repubblica.

Già dalla sua elezione, Pertini si presentò come un Presidente atipico, rinunciando a rinnovare la tessera del Partito Socialista (per mostrarsi al di sopra delle fazioni politiche) e soprattutto a risiedere nel Palazzo del Quirinale (a cui preferì la mansarda di 35 metri quadri con cui viveva con la moglie). La sua presidenza fu caratterizzata da una grande partecipazione alla vita politica del Paese, in cui intervenne più volte e in modo molto più diretto rispetto ai suoi predecessori; ma presso i cittadini si distinse soprattutto per il suo carisma, il suo modo di fare amichevole ma schietto e senza mezzi termini, il suo rigore morale e la sua presenza rassicurante in tutti gli eventi che – nel bene o nel male – hanno fatto la storia del Paese negli anni del suo mandato.

Il più famoso è senza dubbio la sua partecipazione alla vittoria ai Mondiali di Calcio del 1982: presente allo stadio Bernabéu di Madrid in occasione della finale tra Italia e Germania dell’Ovest, non seppe trattenere la contentezza per la vittoria degli Azzurri, lasciandosi andare a un’esultanza plateale. Egli ospitò poi i giocatori sull’aereo presidenziale per il viaggio di ritorno in patria, sfidando alcuni di loro a una partita di scopone scientifico con la Coppa del Mondo in bella vista sul tavolo.

A quell’epoca Pertini era già stato vicino alla Nazione in alcuni dei suoi momenti più difficili: il giorno stesso della strage di Bologna, nel 1980, si precipitò in elicottero nel capoluogo emiliano commentando in lacrime: “Non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”; ai funerali di stato dei giorni successivi fu l’unica figura politica a strappare un applauso alla popolazione, che invece riservò accese proteste agli esponenti del Governo.

Nello stesso anno, in seguito al terremoto in Irpinia del 23 novembre, lanciò un sentito appello per il repentino salvataggio dei superstiti; una volta giunto sul posto si lanciò in una pesante critica nei confronti dello Stato, reo di non aver coordinato efficientemente la fase dei soccorsi e tutelato il territorio e la popolazione in tempo utile con dei provvedimenti legislativi adeguati. Impossibile poi dimenticare il suo arrivo a Vermicino nel 1981, durante le operazioni di soccorso verso il piccolo Alfredino Rampi, rimasto intrappolato in un pozzo e tragicamente morto pochi giorni dopo: egli si trattenne sul posto per una notte intera, cercando invano di comunicare egli stesso con il bambino disperso e ormai in fin di vita.

Il carisma e la popolarità di Pertini lo resero spesso oggetto di omaggi e riferimenti nella cultura popolare: è lui il “partigiano Presidente” cantato da Toto Cutugno ne L’italiano e il Presidente che “fuma la pipa” e “pensa solo agli operai” in Sotto la pioggia di Venditti; Massimo Lopez e Alfredo Papa lo imitarono in TV, vari autori lo resero protagonista di strisce a fumetti più o meno satiriche, nonché libri, fiction e film. L’omaggio più sentito ed efficace a riassumere l’importanza della sua figura è però quello fatto da Indro Montanelli: “Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità. Rimpiangeremo tutto di lui“.

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