L’elenco delle donne uccise per mano di uomini, compagni o ex compagni, continua ad allungarsi. Ultima vittima di femminicidio, in ordine di tempo, Martina Carbonaro, di soli 14 anni. Scomparsa dalla sua casa di Afragola qualche giorno fa è stata trovata senza vita in un edificio diroccato non lontano dallo stadio. Ad averla assassinata, l’ex fidanzato di 18 anni, Alessio Tucci, che ha confessato l’omicidio ed è ora in stato di fermo. Secondo alcune fonti il ragazzo avrebbe agito dopo che Martina lo aveva lasciato. “L’ho uccisa perché mi aveva lasciato, ammazzata a colpi di pietra“, ha detto. Tutto questo mentre il 7 marzo 2025, il Consiglio dei Ministri italiano ha approvato un disegno di legge che introduce nel codice penale il reato autonomo di femminicidio, punibile con la pena dell’ergastolo. Questa decisione riconosce la specificità del crimine e rafforza le misure di tutela per le vittime.
Il disegno di legge definisce il femminicidio come l’omicidio di una donna commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna, o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà. In tali casi, la pena prevista è l’ergastolo.

Oltre all’introduzione del reato specifico, il provvedimento prevede:
- inasprimento delle sanzioni per delitti come maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale e revenge porn;
- obbligo di Ascolto della Vittima. Il pubblico ministero ha il dovere di ascoltare personalmente la vittima, senza delegare tale compito alla polizia giudiziaria, garantendo così una maggiore attenzione alle esigenze della persona offesa;
- introduzione di specifici obblighi informativi in favore dei prossimi congiunti della vittima di femminicidio, colmando una lacuna delle disposizioni attuali;
- misure cautelari più severe;
- formazione obbligatoria per magistrati, con rafforzamento degli oneri formativi per tutti i magistrati che, indipendentemente dalle funzioni esercitate, possano entrare in contatto con le vittime di violenza contro le donne o di violenza domestica, al fine di favorire la migliore acquisizione di adeguate competenze specifiche ed evitare il rischio di vittimizzazione secondaria in ambito giudiziario.
Tuttavia, alcune organizzazioni per i diritti delle donne hanno espresso critiche, definendo la legge una mossa propagandistica che non affronta la discriminazione sistemica contro le donne in tutti gli ambiti della vita. Serena Fredda, attivista di “Non Una di Meno”, ha dichiarato: “È una mossa propagandistica. Questo è un governo che tende a moltiplicare i crimini e dimentica che, nonostante l’aumento delle pene, non c’è una vera deterrenza“.
In tal senso si deve leggere l’iniziativa partita dall’università di Bologna con Milli Virgilio e Silvia Tordini Cagli, contro il disegno di legge. “Dove è stato introdotto non ha portato alla diminuzione delle donne uccise. Noi vogliamo aprire un dibattito che tenga conto della complessità del fenomeno, altrimenti si rischia la propaganda“, hanno spiegato a Repubblica.
Solo qualche mese fa, avevamo raccontato il doppio femminicidio di Ilaria Sula e Sara Campanella, due studentesse universitarie assassinate, a pochi giorni di distanza, dai loro ex, dopo la separazione.
Ed è ancora forte il ricordo per la morte di Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano.
