Nel panorama politico italiano degli anni ’90, già affollato di esperimenti e provocazioni, fa la sua comparsa un’iniziativa che unisce scandalo, ironia e provocazione: il Partito dell’Amore, fondato da Riccardo Schicchi nel 1991. Regista, fotografo e produttore noto per il suo ruolo centrale nell’industria dell’intrattenimento per adulti, Schicchi, insieme a Moana Pozzi, è già una figura pubblica controversa, legato al mondo del porno e alla creazione del celebre Diva Futura, raccontata nel libro di Debora Attanasio e nell’omonimo film.
Il Partito dell’Amore, dunque, nasce come un’operazione mediatica e politica al tempo stesso. Schicchi lo presenta come un movimento libertario, laico e libertino, con l’obiettivo dichiarato di combattere l’ipocrisia morale e proporre una società più aperta, tollerante e sensuale. Il messaggio è ovviamente provocatorio, ma non privo di contenuti politici: il partito chiede la legalizzazione della prostituzione, la depenalizzazione delle droghe leggere e la liberalizzazione delle pratiche sessuali tra adulti consenzienti.
A dare ulteriore visibilità all’iniziativa, poi, è la figura di Moana Pozzi, star del porno e intellettuale sui generis, che viene indicata come possibile candidata alle elezioni politiche del 1992. Pozzi diventa così il volto del Partito dell’Amore, partecipando a talk show, dibattiti pubblici e interviste in cui espone con chiarezza le idee del movimento. La sua figura suscita un misto di fascinazione e scandalo. Moana, infatti, è colta, diretta, anticonformista e riesce a scompaginare gli schemi del dibattito politico italiano.

Con questi presupposti il Partito dell’Amore si presenta alle elezioni politiche del 1994, ma ottiene risultati marginali. L’obiettivo, però, non è tanto conquistare seggi, quanto lanciare un messaggio culturale, sfruttando i media per portare l’attenzione su temi tabù. In un’Italia ancora profondamente segnata dal moralismo e dalla retorica tradizionalista, l’apparizione del partito rappresenta una scossa mediatica e simbolica.
Va detto che il Partito dell’Amore ha avuto anche momenti di ambiguità. La linea tra provocazione e proposta politica non è sempre stata chiara, e in più occasioni l’iniziativa viene accusata di essere solo una trovata pubblicitaria per rilanciare le carriere di Schicchi e delle sue muse. Tuttavia, molti osservatori riconoscono a questa realtà una funzione provocatoria che anticipa, per certi versi, l’uso dello spettacolo nella comunicazione politica italiana.
Dopo la morte di Moana Pozzi e il progressivo ritiro di Schicchi dalla scena politica, poi, il Partito perde visibilità e finisce per sciogliersi nel silenzio. Rimane, però, un curioso esperimento di contaminazione tra politica, costume e spettacolo. Un fenomeno che, pur avendo avuto breve durata, ha segnato un momento particolare della storia politica e culturale italiana, fotografando le contraddizioni di un’epoca in transizione tra Prima e Seconda Repubblica.



