Dopo ore di trattative intense e dieci giorni di negoziati serrati, è stato firmato un accordo storico che ridefinisce completamente lo status della Nuova Caledonia. L’arcipelago del Pacifico meridionale, teatro l’anno scorso di violente proteste indipendentiste, si avvia a diventare uno “Stato di Caledonia” rimanendo però sotto la giurisdizione francese.
L’accordo di 13 pagine, definito “storico” dal presidente francese Emmanuel Macron, rappresenta un punto di equilibrio tra le richieste indipendentiste dei Kanak e le istanze lealiste di chi voleva mantenere l’arcipelago sotto il controllo francese. Il nuovo stato acquisirà una propria nazionalità caledoniana che si affiancherà a quella francese, potrà essere riconosciuto dalla comunità internazionale e avrà la possibilità di modificare nome, bandiera e inno del territorio.
La soluzione prevede un trasferimento graduale di poteri sovrani dalla Francia alla Nuova Caledonia attraverso quattro principali ambiti: difesa, moneta, sicurezza e ordine pubblico, giustizia e controllo della legalità. Il Congresso locale potrà richiedere questo trasferimento attraverso specifiche risoluzioni quando lo riterrà opportuno, aprendo la strada a una eventuale adesione alle Nazioni Unite una volta completato il processo.

Le tensioni erano esplose nel maggio 2024 quando il governo francese aveva proposto una riforma elettorale che avrebbe esteso il diritto di voto a circa 12mila persone non indigene residenti da oltre 15 anni nell’arcipelago. La proposta aveva scatenato violente proteste da parte dei Kanak, che vedevano in questa misura un tentativo di marginalizzare ulteriormente gli elettori indigeni. Le manifestazioni si erano trasformate in una vera e propria guerriglia urbana, con i dimostranti che avevano preso il controllo di parti di Nouméa, la capitale, costringendo la Francia a schierare l’esercito.
Il nuovo accordo risolve questa controversia includendo la riforma del diritto di voto, ma bilanciandola con significative concessioni agli indipendentisti. In cambio, questi ultimi si impegnano a non chiedere mai più referendum unilaterali per l’indipendenza, pur mantenendo formalmente il diritto all’autodeterminazione previsto dal diritto internazionale.
L’accordo non è ancora definitivo e dovrà superare diversi passaggi cruciali. Prima di tutto, necessita dell’approvazione del parlamento francese e del Congresso regionale neocaledoniano. Successivamente, sarà sottoposto a referendum popolare tra gli abitanti dell’arcipelago, previsto per febbraio 2026. A differenza dei precedenti referendum sull’indipendenza, boicottati da una o dall’altra fazione, questa volta le possibilità di approvazione appaiono maggiori dato il coinvolgimento di tutte le parti nei negoziati.



