Spotify ha recentemente pubblicato brani generati dall’intelligenza artificiale sui profili ufficiali di artisti deceduti da anni, senza alcuna autorizzazione da parte degli eredi o delle case discografiche. Il caso ha sollevato interrogativi importanti sulla sicurezza delle piattaforme di streaming e sui diritti d’autore nell’era dell’AI.
La scoperta è avvenuta quando sulla pagina Spotify ufficiale di Blaze Foley, cantautore country assassinato nel 1989, è apparso improvvisamente un nuovo brano intitolato “Together”. Craig McDonald, proprietario di Lost Art Records, l’etichetta che distribuisce tutta la musica di Foley e gestisce la sua pagina Spotify, ha dichiarato che qualsiasi fan di Foley si renderebbe immediatamente conto che quella non è una delle sue canzoni. Secondo quanto spiegato da Foley, l’intera operazione, compresa l’immagine della cover, è “una specie di schifezza algoritmica AI”.
Il fenomeno non si è limitato a Foley. Anche Guy Clark, cantautore country vincitore di Grammy morto nel 2016, ha visto apparire sulla sua pagina un brano AI chiamato “Happened To You”, caricato nella stessa settimana. Tutti questi brani falsi portano il copyright di una misteriosa società chiamata “Syntax Error”, della quale non si riescono a trovare informazioni. Nel calderone rientrano pure i Toto con un brano strumentale chiamato “Name This Night” è stato aggiunto al profilo ufficiale Spotify della band, anche se successivamente è stato rimosso. Steve Lukather, l’unico membro originale rimasto del gruppo, ha confermato di aver presentato un reclamo formale e ha espresso preoccupazione per il futuro:
“Sarà peggio se, diciamo, prendono tutto il nostro catalogo e poi l’AI crea un nuovo disco dei Toto che suona davvero simile a noi ma non siamo noi“.

Dopo la segnalazione del caso, Spotify ha rimosso il contenuto per violazione della sua politica sui contenuti ingannevoli, precisando di aver “segnalato il problema al distributore del contenuto in questione”. Nella fattispecie, SoundOn è un distributore musicale di proprietà di TikTok che permette agli utenti di caricare musica direttamente su TikTok e guadagnare royalty, distribuendo anche su altre piattaforme.
Secondo Reality Defender, un’azienda specializzata nel rilevamento di deepfake, tutti i brani incriminati “presentano indicatori che mostrano una probabilità superiore al normale di generazione AI”.
Mentre la musica generata dall’AI su Spotify non è più un segreto – con band come Velvet Sundown che hanno recentemente ammesso di essere completamente generate dall’AI dopo aver ottenuto oltre un milione di stream – quello che sta accadendo con artisti deceduti rappresenta una violazione molto più grave.
Non si tratta più di qualcuno che cerca di monetizzare contenuti AI sotto un nuovo nome, ma dell’assegnazione di questi contenuti artificiali ai nomi di artisti morti senza alcun permesso, mettendo a rischio la loro eredità artistica e ingannando i fan.



