Sono trascorsi cinque anni dalla notte del 6 settembre 2020, quando Willy Monteiro Duarte, un giovane italiano di origini capoverdiane, ha perso la vita a Colleferro, intervenendo per difendere un amico. Un gesto altruistico, di coraggio e senso civico, che gli è costata la vita e lo ha trasformato in un simbolo di lotta contro la violenza e l’indifferenza. Oggi, durante la cerimonia di commemorazione a Colleferro, il presidente Sergio Mattarella, che in precedenza gli aveva già conferito la medaglia d’oro al valore civile alla memoria, ha riconosciuto il suo straordinario gesto di altruismo e coraggio, dicendo:
Willy è un nostro ragazzo ucciso da una violenza cieca e insensata e brutale mentre cercava di difendere un amico e di placare gli animi per evitare che si scatenasse una rissa, voleva evitare una violenza e la violenza è esplosa contro di lui, ricordiamo con affetto Willy insieme alla sua famiglia e agli amici e non dimentichiamo. Siamo qui nel quinto anniversario perché non vogliamo dimenticare.
Fa bene Colleferro a far memoria di Willy a proporla all’attenzione dei giovani e della comunità. La storia di una comunità è segnata da eventi felici e da lutti e lacerazioni e sacrifici che scuotono le coscienze, Willy è un italiano esemplare per questo è stato insignito alla memoria della medaglia d’oro al valor civile in riconoscimento del suo gesto di coraggio e altruismo a lui il ricordo e dolore di tutti.
Ma cosa accadde? Willy, appena 21enne, lavorava come aiuto cuoco dopo aver frequentato l’istituto alberghiero. Quella sera, di ritorno dal lavoro, si trova coinvolto in una rissa scoppiata tra due gruppi di giovani. Il suo tentativo di placare gli animi, però, si trasforma in una brutale aggressione, conclusasi con la sua morte a seguito di un pestaggio.

I responsabili, Gabriele e Marco Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, tutti originari di Artena, sono stati arrestati e processati per concorso in omicidio volontario con dolo eventuale. Un processo lungo e complesso, che ha visto diverse sentenze e appelli. In primo grado, i fratelli Bianchi vengono condannati all’ergastolo, mentre Pincarelli e Belleggia a 21 e 23 anni rispettivamente.
Dopo una riduzione della pena a 24 anni in appello per i Bianchi, la Corte d’Assise di Appello di Roma, nel marzo 2025, ha emesso la sentenza definitiva: ergastolo per Marco Bianchi e 28 anni per Gabriele. Una sentenza che, pur non potendo restituire Willy alla sua famiglia, rappresenta un passo importante verso la giustizia.
La morte di Willy Monteiro, inoltre, ha scosso profondamente l’opinione pubblica, generando un’ondata di indignazione e dolore in tutta Italia. Dalla tragedia è nata anche una legge, il cosiddetto Daspo Willy, che prevede il divieto di accesso a locali pubblici per chi si rende protagonista di atti di violenza o disordine. Una misura volta a prevenire episodi simili e a garantire maggiore sicurezza nei luoghi di aggregazione.
La storia di Willy Monteiro, inoltre , ha ispirato anche un cortometraggio d’animazione 3D dal titolo Willy – Different is good, realizzato dagli studenti di Side Academy e presentato tra gli happening fuori concorso dell’ottantunesima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Il suo, infatti, rimane un monito per le giovani generazioni, un esempio di come il coraggio e l’altruismo possano, a volte, avere un prezzo altissimo.



