Un gesto apparentemente semplice che si è trasformato in un caso politico nazionale. Adriana Poli Bortone, sindaca di Lecce al suo terzo mandato e figura storica della destra pugliese, ha deciso di farsi tatuare la sigla MSI sul polso destro durante una visita al Lecce Tattoo Fest, la nona edizione della rassegna dedicata all’arte del tatuaggio ospitata negli spazi di Lecce Fiere in piazza Palio.
A 82 anni, la prima cittadina ha scelto di imprimere sulla pelle tre lettere che rappresentano il Movimento Sociale Italiano, il partito post-fascista guidato da Giorgio Almirante nel quale ha mosso i primi passi della sua lunga carriera politica. Un omaggio esplicito alle proprie radici che, per storia e significato, non poteva passare inosservato.
Dopo aver visitato gli stand che hanno accolto centinaia di tatuatori arrivati nel Salento da tutto il mondo, Poli Bortone si è seduta in poltrona e ha offerto il braccio destro: in pochi minuti la scritta MSI è comparsa all’altezza del polso, poi mostrata orgogliosamente davanti a fotografi e videocamere. Gli organizzatori dell’evento hanno inizialmente ringraziato pubblicamente la sindaca per la visita e per aver deciso di “imprimere sulla sua pelle un ricordo di questi giorni”, salvo poi cancellare foto e video dai propri profili Instagram.
La biografia politica della sindaca rende quel tatuaggio tutt’altro che casuale. Poli Bortone ha militato nel MSI dal 1967 al 1995, per poi aderire ad Alleanza Nazionale fino al 2009. È stata deputata alla Camera dal 1983 al 1999, europarlamentare per dieci anni, senatrice dal 2008 al 2013 e ministra delle Risorse Agricole nel primo governo guidato da Silvio Berlusconi tra il 1994 e il 1995. Nel Salento è stata il volto più in vista del Movimento Sociale Italiano fin da quando venne eletta consigliera comunale, unica donna, proprio nel 1967.
Il suo percorso successivo è proseguito tra Io Sud, Fratelli d’Italia, Forza Italia e, dal 2019 al 2022, anche nel Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Una traiettoria articolata ma sempre interna all’area della destra italiana, nella quale il richiamo alla sigla originaria conserva un evidente peso simbolico. Autonomista e definita da molti “lady di ferro”, in diverse occasioni Poli Bortone ha scelto di candidarsi in proprio alle comunali e alle regionali quando messa all’angolo dai partiti, fino al ritorno in sella del centrodestra unito nel giugno 2024, quando ha aggregato attorno a sé tutte le forze di area trionfando al ballottaggio.
A definire il significato politico dell’episodio è stato soprattutto il post diffuso da Gioventù Nazionale Lecce, organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia.
La scelta della sindaca ha scatenato un’ondata di reazioni sui social network, tra critiche, prese di posizione e un acceso dibattito che ha rapidamente travalicato i confini locali. Giornalisti, commentatori e utenti si sono divisi tra chi rivendica la libertà personale e chi considera inopportuna la scelta per chi ricopre una carica istituzionale, soprattutto alla vigilia delle celebrazioni del 25 aprile.
Tra le reazioni più dure spicca quella dell’ex sindaco Carlo Salvemini, che ha affidato a un lungo post il suo pensiero: “La forza del 25 aprile è tale da riconoscere ad un sindaco, che ha giurato sulla Costituzione, la libertà di ostentare con orgoglio il proprio tatuaggio dedicato al Movimento Sociale Italiano“. Salvemini ha poi aggiunto un passaggio ancora più incisivo: “La libertà di scelta si accompagna alla responsabilità di dover assumere le conseguenze delle proprie azioni. Per questo motivo, Sindaca Poli, ci sollevi dal disagio di vederla in fascia tricolore in Piazza Partigiani per festeggiare la liberazione dal nazifascismo“.
Il caso del tatuaggio si è così trasformato in un nuovo terreno di scontro politico e culturale. L’MSI, fondato nel 1946 da ex fascisti che avevano militato nella Repubblica Sociale Italiana, è stato uno dei partiti protagonisti della prima Repubblica, sempre all’opposizione, fino alla trasformazione epocale in Alleanza Nazionale e all’ingresso nella coalizione di governo con Berlusconi negli anni Novanta.
