In questi giorni è disponibile su Netflix, Mrs. Playmen, la serie dedicata ad Adelina Tattilo, pioniera dell’editoria erotica italiana, interpretata da Carolina Crescentini. Come si evince dal titolo, Tattilo è indissolubilmente legata a Playmen, una delle riviste erotiche più influenti della storia editoriale italiana. Fondata nel 1967 dalla stessa editrice e diretta da Luciano Oppo, la pubblicazione mensile seppe conquistare il mercato nazionale fino a raggiungere e superare per popolarità la stessa edizione italiana di Playboy, rivista cult creata da Hugh Hefner.
Il progetto editoriale di Playmen si distingueva nettamente dalle altre pubblicazioni per adulti dell’epoca. Mentre negli anni Settanta il mercato italiano veniva invaso da riviste hardcore con contenuti sempre più espliciti, Playmen scelse una linea editoriale softcore, puntando su un erotismo di classe ed educato che richiamava lo stile della rivista di Hugh Hefner. Fotografie di nudo erotico femminile venivano accompagnate da articoli sulla moda, lo sport, beni di consumo e interviste a personaggi pubblici di rilievo.
La rivista si avvalse della collaborazione di fotografi di talento come Roberto Rocchi, Franco Marocco, Mimmo Cattarinich e Paolo Tallarigo. Le donne ritratte su Playmen riflettevano il gusto europeo: più magre e mature rispetto ai canoni americani. In un’intervista al settimanale Time, Adelina Tattilo spiegò questa scelta affermando che gli Stati Uniti erano un matriarcato e che gli uomini americani preferivano donne con seni voluminosi e rassicuranti, mentre il pubblico italiano apprezzava un’immagine femminile differente.

I primi anni di Playmen furono segnati da una dura battaglia con la censura. In diverse città italiane, la magistratura ordinava mensilmente il ritiro delle copie dalle edicole, costringendo i lettori ad acquistare la rivista nelle prime ore successive alla distribuzione. Nonostante queste difficoltà, o forse proprio grazie al fascino del proibito, la pubblicazione raggiunse una tiratura straordinaria di 450.000 copie mensili nel 1971, a meno di quattro anni dal lancio.
Molte celebrità utilizzarono Playmen per iniziare o rilanciare la propria carriera. Sulla copertina della rivista apparvero nomi celebri come Brigitte Bardot, che fu la prima ragazza del mese ritratta però con le mani a coprire il seno, Pamela Villoresi, Patty Pravo, Ornella Muti e Amanda Lear. Anche attrici internazionali come Ursula Andress scelsero la rivista italiana per servizi fotografici importanti: l’attrice svizzera comparve nuda per l’ultima volta proprio su Playmen nel marzo 1982, all’età di 45 anni.
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Tra i servizi fotografici più memorabili della rivista figurano quelli dedicati ad attrici come Teresa Ann Savoy, Lilli Carati, Camille Keaton e Rosemarie Dexter, che posò per il numero di gennaio 1970. Ma fu nel 1972 che Playmen ottenne uno scoop giornalistico di risonanza mondiale che fece tremare le cancellerie internazionali.
La rivista italiana riuscì a pubblicare le fotografie di Jacqueline Kennedy, all’epoca moglie del magnate greco Aristotele Onassis, mentre si abbronzava completamente nuda ai bordi della piscina nella villa privata sull’isola di Skorpios.
Nel luglio 1968 la rivista pubblicò un articolo dello scrittore americano Henry Miller. Ancora più sorprendente fu la pubblicazione di un’intervista al filosofo tradizionalista Julius Evola, accompagnata da estratti del suo saggio Cavalcare la tigre, dimostrando come la rivista ambisse a essere qualcosa di più di una semplice pubblicazione erotica.
Il declino di Playmen iniziò negli anni Novanta, quando il mercato editoriale erotico subì una trasformazione radicale. La massiccia diffusione delle videocassette erotiche e pornografiche prima, e l’avvento di Internet con la disponibilità gratuita di materiale audiovisivo poi, erosero progressivamente le vendite della rivista. L’impero editoriale costruito da Adelina Tattilo entrò in crisi irreversibile, portando alla chiusura definitiva di Playmen nel 2001, dopo 34 anni di pubblicazioni.
Dopo la conclusione della rivista, il figlio di Adelina Tattilo e Saro Balsamo tentò di mantenere vivo il marchio pubblicando alcune edizioni del Calendario Playmen, in particolare quelle dedicate a Loredana Bontempi per gli anni 2004 e 2005. Tuttavia, l’epoca d’oro della rivista che aveva sfidato Playboy e conquistato il pubblico italiano con eleganza e coraggio editoriale era ormai definitivamente tramontata.



