La vicenda della famiglia che per mesi ha vissuto in un casolare isolato tra i boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, continua a rivelare dettagli inediti. Un anno prima che la storia diventasse di dominio pubblico, infatti, Catherine Birmingham, la madre dei tre bambini, aveva già intrapreso una fuga che avrebbe tenuto investigatori e servizi sociali sulle sue tracce per settimane.
Secondo quanto riportato dal quotidiano il Centro, che ha avuto accesso a documenti contenuti in un fascicolo giudiziario dedicato alla vicenda, la donna lasciò improvvisamente l’abitazione di Palmoli insieme ai tre figli, facendo perdere completamente le proprie tracce. La destinazione scelta fu Bologna, dove la famiglia si rifugiò nel tentativo di sottrarsi a quello che Catherine percepiva come un pericolo imminente: l’intervento dei servizi sociali e il possibile allontanamento dei bambini.
Le autorità, infatti, erano già in allerta per alcune segnalazioni riguardanti lo stile di vita della famiglia, completamente isolata e lontana dai circuiti scolastici e sanitari. La decisione di fuggire maturò proprio dal timore che gli assistenti sociali potessero intervenire, una paura che si è poi concretizzata nei giorni scorsi con l’effettivo allontanamento dei tre minori.

Durante la fuga di Catherine e dei bambini, l’unico a rimanere nel casolare di Palmoli fu Nathan, il padre. L’uomo però non rimase inattivo ma copriva attivamente la moglie fornendo false informazioni agli investigatori che stavano cercando di rintracciare la famiglia. In un’occasione dichiarò che Catherine era tornata in Inghilterra insieme ai figli, mentre lui era rimasto in Abruzzo per risolvere la situazione. Una versione che non trovò mai riscontri nei fatti, ma che contribuì a rallentare le ricerche.
A metà novembre dello scorso anno, fu Catherine stessa a mettersi in contatto con i carabinieri attraverso una mail. Nella comunicazione, la donna dichiarò apertamente che non avrebbe rivelato assolutamente la posizione della famiglia. Il messaggio mostrava un atteggiamento di forte sfiducia e paura verso le istituzioni.
A questo primo contatto ne sono seguit altri carichi di preoccupazione, richieste di comprensione, ma nessuna intenzione concreta di rivelarsi. All’inizio di dicembre, un avvocato consigliò alla famiglia di non nascondersi alle istituzioni, invitandola a un dialogo costruttivo. L’appello rimase però inascoltato: Catherine e Nathan continuarono a temere un intervento immediato, preferendo rimanere nell’ombra.
La svolta arrivò in modo inaspettato il giorno di Natale. In quella data simbolica, Catherine inviò una nuova mail alla polizia nella quale, per la prima volta, rivelò l’indirizzo preciso dove si trovava con i figli: Valsamoggia, nel Bolognese. Fu un cambiamento improvviso, forse dettato dall’esasperazione o dal desiderio di regolarizzare finalmente la situazione.
Dopo questa rivelazione, la donna decise di tornare in Abruzzo, nel casolare tra i boschi, nella speranza che la trasparenza mostrata potesse convincere i servizi sociali a sospendere il procedimento avviato nei loro confronti. Una speranza che si rivelò vana: le segnalazioni accumulate e la lunga fuga avevano ormai attivato tutti i protocolli di tutela previsti per i minori.
Nei mesi successivi al rientro, la famiglia cercò di stabilizzarsi nella casa isolata, lontana da occhi indiscreti e dalle istituzioni. Tuttavia, la situazione era ormai compromessa. Pochi giorni fa è arrivata la decisione definitiva: i tre bambini sono stati allontanati dalla famiglia e affidati ai servizi sociali.
Restano ancora in corso gli accertamenti sul contesto familiare e sulle condizioni in cui i minori hanno vissuto durante l’anno di fuga e nei mesi successivi. Le autorità stanno vagliando ogni elemento per definire eventuali responsabilità e garantire la massima tutela dei bambini. La magistratura continua a lavorare per ricostruire ogni passaggio della vicenda e individuare le soluzioni più adatte per il futuro dei tre minori.
Nel frattempo, l’avvocato della famiglia oggi ha rimesso il suo incarico.



