La tempesta, tecnicamente classificata come nor’easter, il tipo di ciclone che risale la costa orientale degli Stati Uniti caricandosi di umidità oceanica, si è trasformata nel corso della notte tra domenica e lunedì in un vero e proprio ciclone bomba. In meteorologia si parla di bombogenesi quando la pressione atmosferica al centro di una perturbazione crolla di almeno 24 millibar nell’arco di ventiquattr’ore. Questa volta la caduta ha superato i 40 millibar, un dato che rende l’idea di quanto la situazione sia eccezionale.
Il termine può sembrare sensazionalistico, ma ha una base scientifica precisa. Quando la pressione precipita così rapidamente, i venti accelerano in modo drammatico e le precipitazioni si intensificano fino a tassi di 5-7 centimetri l’ora, lo stesso ritmo di una pioggia torrenziale, ma in forma solida. In alcune zone del New Jersey e di Long Island si sono già accumulate oltre due piedi di neve, e il National Weather Service ha registrato episodi di thundersnow, vale a dire tuoni e fulmini durante la bufera, un fenomeno raro che segnala l’instabilità estrema dell’atmosfera.
La visibilità in molti punti è scesa sotto i quattrocento metri: meno di quanto serva per vedere un palazzo di dieci piani a distanza ravvicinata. Guidare, in queste condizioni, è semplicemente impossibile e le autorità lo hanno reso ufficiale, come ha spiegato il sindaco di New York, Zohran Mamdani:
“New York City non ha mai sperimentato una tempesta di questa portata nell’ultimo decennio. Alcune zone potrebbero arrivare a 70 centimetri di neve. Per favore, rimanete in casa se potete.”
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A Manhattan è scattato il divieto assoluto di circolazione per i veicoli privati. Ponti, autostrade e strade comunali sono stati chiusi al traffico da domenica sera fino a mezzogiorno ora locale, le 18 in Italia, con eccezioni concesse soltanto ai mezzi di soccorso e ai servizi essenziali. Chiuse le scuole, sospesi i bus, cancellati i collegamenti ferroviari tra New York e Boston. Anche il Palazzo di Vetro, sede dell’ONU, ha abbassato le serrande per la prima volta in circostanze meteo.
Gli aeroporti di Newark, LaGuardia e JFK hanno visto partenze e arrivi azzerarsi quasi completamente: oltre 3.000 voli soppressi nei soli scali newyorkesi, più di 10.000 su scala nazionale dall’inizio della perturbazione. Secondo il portale FlightAware, tra gli scali più in difficoltà figurano anche Boston e Philadelphia.
Lo stato di emergenza è stato dichiarato in Connecticut, Delaware, Massachusetts, New Jersey, New York, Pennsylvania e Rhode Island. Non si tratta di una precauzione burocratica: oltre 250.000 abitazioni sono rimaste senza corrente elettrica, di cui quasi 100.000 nel solo New Jersey, secondo i dati di PowerOutage.us. Il Delaware registra oltre 55.000 utenze al buio, mentre interruzioni si segnalano a catena anche nel Connecticut.



