La Metropolitan Police ha arrestato questa mattina Peter Mandelson, 72 anni, ex ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti. L’accusa è pesante: abuso d’ufficio, per aver passato informazioni riservate di Stato al finanziere pedofilo Jeffrey Epstein mentre ricopriva la carica di ministro nel governo di Gordon Brown. Lo stesso reato contestato ad Andrea Mountbatten-Windsor. Due nomi pesantissimi che cadono in pochi giorni, come tessere di un domino che ha preso a muoversi inesorabilmente.
Secondo quanto riferito dal quotidiano The Times e confermato dalla stessa polizia londinese, gli agenti hanno fatto visita a Mandelson nella sua abitazione nel quartiere di Camden, a nord di Londra, portandolo via a bordo di un’auto non identificata. Un detective con la bodycam accesa lo ha scortato fuori di casa. Contemporaneamente, venivano eseguiti mandati di perquisizione in altre due proprietà a lui riconducibili: una sempre a Camden, l’altra nella contea del Wiltshire, nell’Inghilterra occidentale.
La storia del legame tra Mandelson ed Epstein risale almeno al 2002. In un libro celebrativo fatto realizzare per il 50° compleanno del finanziere, nel 2003, Mandelson aveva scritto di suo pugno che Epstein era il suo “best pal”. Negli anni successivi, la loro frequentazione continuò indisturbata, persino dopo la prima condanna di Epstein nel 2008 per adescamento e prostituzione minorile.
Quello che ha fatto saltare il banco, però, non è la semplice amicizia. I documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nel febbraio 2026 hanno rivelato una realtà ben più grave: tra il 2009 e il 2010, quando Mandelson era Segretario di Stato per il Commercio nel governo Brown, nel pieno della crisi finanziaria mondiale, avrebbe inoltrato ad Epstein email contenenti informazioni sensibili sia britanniche che americane. Secondo il tributarista Dan Neidle, che ha analizzato i file per primo, si trattava di veri e propri segreti di mercato, trasferiti a un uomo che lavorava per JP Morgan e che aveva tutto l’interesse a sfruttarli.
“Peter Mandelson stava girando email riservate del governo a Epstein. Non solo segreti del governo britannico: stava passando segreti britannici e americani a Wall Street.”
Nel 2010, Mandelson avrebbe anticipato a Epstein il piano europeo da 500 miliardi di euro per il salvataggio della Grecia e dell’Eurozona, ancora prima che fosse reso pubblico. In un altro messaggio, avrebbe suggerito a Jamie Dimon, allora CEO di JP Morgan, di “minacciare leggermente” l’allora Cancelliere dello Scacchiere per evitare l’introduzione di una tassa sui bonus bancari. Un’ingerenza che, se provata, configurerebbe un reato gravissimo nel diritto pubblico britannico.
Mandelson era stato nominato ambasciatore a Washington dal premier laburista Keir Starmer nel dicembre 2024, una scelta considerata audace ma politicamente motivata: serviva un peso massimo capace di trattare alla pari con l’amministrazione Trump. La scommessa si è rivelata un disastro, mettendo in cattiva luce lo stesso Starmer. A settembre 2025, dopo la pubblicazione delle prime email tra lui ed Epstein, in cui difendeva la condanna del finanziere come ingiusta e cercava di aiutarlo a impugnarla, Starmer lo ha silurato. Mandelson ha lasciato anche il Partito Laburista e la Camera dei Lord.
Peter Benjamin Mandelson nasce il 21 ottobre 1953 a Londra. Nipote di Herbert Morrison — uno dei padri fondatori del Partito Laburista britannico — cresce immerso nella politica fin da bambino. Laureato in filosofia, politica ed economia all’Università di Oxford, entra nello staff del Partito Laburista negli anni Ottanta e diventa ben presto uno dei più abili strateghi della comunicazione politica del suo tempo: è tra gli artefici del “New Labour” di Tony Blair e della storica vittoria elettorale del 1997. Eletto deputato, viene nominato ministro per ben tre volte, ma è costretto a dimettersi altrettante volte — nel 1998, nel 2001 e infine, in modo definitivo, nel 2009 — sempre per ragioni legate a comportamenti considerati incompatibili con la carica pubblica. Nel 2008 diventa Lord Mandelson, membro della Camera dei Lord, e ricopre il ruolo di Primo Segretario di Stato sotto Gordon Brown. La stampa britannica lo soprannomina da decenni “The Prince of Darkness” — il Principe delle Tenebre — per la sua capacità di muoversi nell’ombra del potere, tessere reti di influenza e sopravvivere politicamente a scandali che avrebbero affossato chiunque altro. Fino ad oggi.
Peter Benjamin Mandelson nasce il 21 ottobre 1953 a Londra. Nipote di Herbert Morrison, uno dei padri fondatori del Partito Laburista britannico, cresce immerso nella politica fin da bambino. Laureato in filosofia, politica ed economia all’Università di Oxford, entra nello staff del Partito Laburista negli anni Ottanta e diventa ben presto uno dei più abili strateghi della comunicazione politica del suo tempo: è tra gli artefici del “New Labour” di Tony Blair e della storica vittoria elettorale del 1997.
Eletto deputato, viene nominato ministro per ben tre volte, ma è costretto a dimettersi altrettante volte, nel 1998, nel 2001 e infine, in modo definitivo, nel 2009, sempre per ragioni legate a comportamenti considerati incompatibili con la carica pubblica. Nel 2008 diventa Lord Mandelson, membro della Camera dei Lord, e ricopre il ruolo di Primo Segretario di Stato sotto Gordon Brown. La stampa britannica lo soprannomina da decenni “The Prince of Darkness”, il Principe delle Tenebre, per la sua capacità di muoversi nell’ombra del potere, tessere reti di influenza e sopravvivere politicamente a scandali che avrebbero affossato chiunque altro. Fino ad oggi.
Il reato di abuso d’ufficio nel diritto inglese prevede, nei casi più gravi, la pena massima dell’ergastolo. Il governo Starmer ha annunciato che a marzo renderà pubblico il primo blocco di documenti relativi alla nomina di Mandelson come ambasciatore. Lo scandalo è tutt’altro che chiuso.



