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Home » Attualità » Mattel lancia la Barbie autistica, famiglie italiane in rivolta: “Operazione al limite dello sconcio”

Mattel lancia la Barbie autistica, famiglie italiane in rivolta: “Operazione al limite dello sconcio”

Arriva la prima Barbie autistica, ma in Italia scoppia la polemica. Famiglie e associazioni criticano la rappresentazione: "Non rispecchia la realtà".
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene14 Gennaio 2026Aggiornato:14 Gennaio 2026
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La prima Barbie autistica
La prima Barbie autistica (fonte: YouTube Mattel)

Mattel ha annunciato il lancio della prima Barbie autistica, una bambola progettata per rappresentare alcune delle esperienze delle persone nello spettro autistico. L’iniziativa, sviluppata in collaborazione con l’Autistic Self Advocacy Network (ASAN), si inserisce nella linea Fashionistas, la collezione pensata per riflettere la pluralità di corpi e condizioni che caratterizzano la società contemporanea.

La nuova bambola presenta caratteristiche specifiche studiate per rappresentare alcuni aspetti dell’autismo: gli occhi sono leggermente inclinati lateralmente, richiamando l’evitamento del contatto visivo diretto comune in alcune persone autistiche. Gomiti e polsi completamente articolati consentono movimenti fisici ripetitivi come lo stimming o il battito delle mani, utilizzati per regolare gli stimoli sensoriali o esprimere emozioni.

Al dito la bambola indossa uno spinner antistress rosa, nelle orecchie cuffie antirumore per ridurre il sovraccarico sensoriale, in mano un tablet con simboli per la comunicazione aumentativa e alternativa. L’abito è ampio e a trapezio, scelto per minimizzare il contatto tra tessuto e pelle, mentre le scarpe basse promuovono stabilità e libertà di movimento. Ogni dettaglio è stato pensato con il contributo della comunità autistica, ha spiegato Mattel.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, più di un bambino su cento nel mondo è autistico. L’autismo è una forma di neurodivergenza che influisce sul modo di percepire e interagire con la società, con caratteristiche che variano profondamente da individuo a individuo. La bambola arriva pochi mesi dopo il lancio della Barbie con diabete di tipo 1 e si inserisce in un percorso iniziato nel 2019, quando per la prima volta Mattel ha introdotto bambole con disabilità.

Oggi l’universo di Barbie comprende personaggi ciechi, con sindrome di Down, in sedia a rotelle, con protesi, vitiligine e apparecchi acustici, oltre a Ken con una protesi alla gamba o con ausili per la mobilità. Jamie Cygielman, responsabile globale delle bambole di Mattel, ha definito la Barbie autistica l’ultima espansione dell’impegno dell’azienda verso rappresentazione e inclusione.

In Italia, però, l’iniziativa ha causato un forte scetticismo. Gianluca Nicoletti, giornalista e padre di un figlio autistico, ha definito la Barbie autistica un’operazione scorrettissima, al limite dello sconcio. Secondo Nicoletti, la bambola edulcora la realtà e congela gli stereotipi, proponendo un modello finto di disabilità, fashion, carino e sorridente, che rimuove gli aspetti più faticosi e conflittuali dell’autismo.

L’autismo non si insegna attraverso Barbie, ha sostenuto Nicoletti, affermando che l’inclusione deve passare dalla quotidianità della vita reale. Non tutte le persone autistiche sono felici e sorridenti: il sorriso è spesso una delle cose più difficili, ha aggiunto. Una critica mossa anche da diverse associazioni italiane, che temono che la rappresentazione si trasformi in semplificazione e che l’operazione inclusiva finisca per diventare una forma di marketing rassicurante.

 

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Nico Acampora, fondatore di PizzAut, ha riconosciuto come sia sempre positivo quando si parla di autismo, ricordando però che non tutte le persone autistiche hanno le stesse caratteristiche e non si deve mai generalizzare. Giovanni Marino, presidente dell’Angsa, ha sottolineato che l’aspetto comune nell’autismo sono i problemi comportamentali, non una riconoscibilità dal punto di vista fisico uguale per tutti.

All’estero il dibattito assume toni diversi. Nel Regno Unito, Jolanta Lasota, amministratrice delegata di Ambitious about Autism, ha spiegato al Guardian che teoricamente qualsiasi Barbie può essere immaginata come autistica, perché l’autismo non ha un aspetto. Ma proprio per questo la rappresentazione conta: Barbie è un giocattolo iconico e molti bambini autistici potrebbero sentirsi orgogliosi di vedere alcune delle loro esperienze riflesse in questa nuova bambola.

Secondo Lasota, è importante anche la normalizzazione di supporti visibili come cuffie antirumore o giochi sensoriali, spesso evitati per paura di distinguersi. Con le ragazze tre volte meno diagnosticate dei ragazzi, questo giocattolo accende i riflettori sulle esperienze delle ragazze autistiche, che spesso passano inosservate, ha aggiunto.

Negli Stati Uniti, dove Mattel si è impegnata a donare mille bambole agli ospedali pediatrici con servizi specifici per l’autismo, l’accoglienza è stata perlopiù positiva. Geraldine Dawson, direttrice del Duke Center for Autism and Brain Development, sostiene che sentirsi rappresentati possa rafforzare identità e autostima nei bambini autistici, e proteggerli da problemi di salute mentale molto comuni tra loro, come la depressione.

Anche Autism Speaks ha sostenuto che la bambola contribuisce a costruire un’immagine positiva di sé e a diffondere un messaggio di inclusione fin dall’infanzia. Ellie Middleton, autrice e fondatrice di una comunità online per persone neurodivergenti, ha dichiarato di sperare che la Barbie possa sfidare alcuni dei preconcetti sull’autismo, fattori che hanno contribuito alla sua diagnosi tardiva: “Non avevo mai visto qualcuno che mi somigliasse avere quell’etichetta”, ha spiegato, aggiungendo che la bambola mostra alle bambine che è giusto essere autistiche, essere diverse e indossare queste differenze con orgoglio.

Barbie non è l’unico brand a produrre bambole autistiche. Lottie vende bambole con autismo, mentre Lego commercializza minifigure con disabilità non visibili. Il dibattito sulla Barbie autistica riflette una tensione più ampia tra la necessità di rappresentazione e il rischio di semplificazione, tra il valore simbolico dell’inclusione e la complessità della realtà vissuta dalle persone autistiche e dalle loro famiglie.

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