Se nell’immaginario collettivo le icone legate a Valentino Garavani sono dive come Sophia Loren, la realtà del sarto scomparso il 19 gennaio a 93 anni era molto più “pelosa”. Il genio del Rosso Valentino traeva infatti gioia e ispirazione quotidiana dalla sua numerosa famiglia di carlini. Questi piccoli cani non erano semplici spettatori della sua gloria, ma presenze fisse che hanno scandito ogni fase della sua carriera e della sua vita privata, diventando simboli viventi della sua stessa identità.
Il legame con i suoi quattrozampe era così radicato da influenzare persino le strategie commerciali della casa di moda. Nel 1986, lo stilista scelse di battezzare la linea giovane del marchio con il nome Oliver, un tributo diretto al suo carlino più caro, con tanto di logo.
Una delle citazioni più celebri tratte dal film The Last Emperor rivela la gerarchia dei suoi valori: Valentino dichiarò apertamente che la salute dei suoi cani superava per importanza qualsiasi collezione o successo professionale.
Per garantire il benessere dei carlini, Valentino non badava a spese: visite mediche costanti, accessori di lusso, personale di servizio dedicato e viaggi esclusivi su jet privati. Per lui, assicurarsi che non mancasse loro nulla era un dovere morale prima che un vezzo da miliardario.
Non è semplice tenere il conto di quanti carlini abbiano abitato le sue sfarzose residenze nel corso di quasi un secolo. Valentino era solito accogliere un nuovo cucciolo non appena uno dei suoi amici veniva a mancare, per colmare un vuoto altrimenti insopportabile. Nomi come Margot, Milton o Molly sono entrati nel mito del fashion system, testimoni di un’esistenza fatta di agi estremi ma anche di un affetto reciproco e profondamente sincero.
Tuttavia, tra i tanti carlini di razza, brilla la storia di Stella, una cagnolina randagia simile a un pastore tedesco che lo stilista salvò dalla strada. Stella rappresenta l’eccezione che conferma la regola: la prova che il cuore di Valentino batteva per gli animali in quanto tali, senza distinzioni di lignaggio.
Questo amore si è tradotto in battaglie concrete per l’intero settore della moda. PETA, attraverso le parole della vicepresidente Mimi Bekhechi, ha lodato lo stilista come un pioniere della scelta etica. Valentino è stato infatti il primo leader del lusso a bandire la lana di alpaca dopo aver preso atto dei maltrattamenti negli allevamenti, proseguendo poi con lo stop definitivo a materiali crudeli come l’angora e le pellicce, influenzando l’intero mercato mondiale.



