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Home » Cultura » Storia » Antonio Chichiarelli, il pittore del crimine tra Brigate Rosse e Banda della Magliana ora è Il falsario su Netflix

Antonio Chichiarelli, il pittore del crimine tra Brigate Rosse e Banda della Magliana ora è Il falsario su Netflix

Chi era davvero Tony Chichiarelli? Il falsario della Banda della Magliana che depistò il caso Moro e firmò la rapina del secolo.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino23 Gennaio 2026
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Tony Chichiarelli alle spalle di Corrado Augias durante una trasmissione TV
Tony Chichiarelli alle spalle di Corrado Augias durante una trasmissione TV (fonte: YouTube)

Esistono figure che sembrano uscite da una sceneggiatura noir, capaci di muoversi come ombre tra i segreti più oscuri di una nazione. Antonio “Tony” Chichiarelli è stato esattamente questo: un artista del falso che, partendo da un piccolo borgo abruzzese, è diventato il regista dei più grandi inganni della storia italiana, ispirando persino un film da oggi su Netflix, Il falsario con Pietro Castellitto. Il suo talento nel disegno, evidente fin da bambino, si trasformò presto in un’arma pericolosa quando, arrivato a Roma, entrò in contatto con i vertici della Banda della Magliana e di Cosa Nostra.

Nato nel 1948 tra le montagne abruzzesi di Rosciolo, Antonio Chichiarelli rimase orfano giovanissimo, manifestando fin da subito un talento prodigioso per il disegno che lo portò inizialmente a falsificare tele d’arte sacra. Trasferitosi a Roma, la sua vena artistica prese una piega oscura quando finì in carcere e strinse amicizia con i vertici della Banda della Magliana, diventando il loro esperto di fiducia per il riciclaggio e la falsificazione. In grado di muoversi con agilità tra i neofascisti dei NAR, i terroristi di sinistra e i servizi segreti, Tony divenne una pedina fondamentale per i “lavori sporchi”.

Chichiarelli, infatti, non era un criminale comune: era l’uomo dei “misteri”. La sua firma invisibile compare in uno dei momenti più drammatici dell’Italia repubblicana: il sequestro di Aldo Moro. Fu lui, infatti, a confezionare il falso comunicato numero 7, quello che annunciava (mentendo) che il corpo del politico si trovava nel lago della Duchessa. Questo depistaggio, commissionato da menti mai ufficialmente identificate, servì a spostare l’attenzione delle forze dell’ordine e a destabilizzare le trattative, dimostrando come un abile falsario potesse tenere in scacco lo Stato.

La vita di Tony è stata un’escalation di colpi di scena. Nel marzo del 1984, fu la mente dietro la rapina alla Brink’s Securmark, un furto clamoroso da 35 miliardi di lire. Ma anche in quel caso, Chichiarelli non si limitò a rubare i soldi: lasciò sulla scena del crimine oggetti simbolici (proiettili e messaggi in codice) per lanciare avvertimenti ai servizi segreti e ai suoi ex complici. Era un uomo che sapeva troppo e che amava giocare d’azzardo con i segreti che custodiva, legando il suo nome a casi irrisolti come l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli.

Questo gioco pericoloso, però, ebbe un prezzo altissimo. Il 28 settembre 1984, Tony fu giustiziato in un agguato sotto casa, nel quartiere Talenti a Roma. La sua morte ha sigillato per sempre verità che avrebbero potuto far tremare i palazzi del potere. Oggi, la sua figura rimane il simbolo di un’epoca in cui criminalità organizzata, politica e servizi segreti si intrecciavano in un labirinto di specchi dove nulla era ciò che sembrava.

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