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Home » Attualità » Chi era Alex Pretti, l’infermiere ucciso dall’ICE a Minneapolis: non aveva un’arma ma un cellulare

Chi era Alex Pretti, l’infermiere ucciso dall’ICE a Minneapolis: non aveva un’arma ma un cellulare

Un infermiere di origini italiane ucciso dalla Border Patrol mentre difendeva una donna. I video contraddicono la versione ufficiale: aveva un telefono, non un'arma.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino25 Gennaio 2026
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Alex Pretti
Alex Pretti (fonte: YouTube)

Alex Pretti, 37 anni, infermiere di terapia intensiva all’ospedale per veterani di Minneapolis, è stato ucciso sabato 24 gennaio dalla Border Patrol durante un’operazione di controllo dell’immigrazione. È la seconda vittima civile americana in meno di tre settimane nella città del Minnesota, dopo Renee Good, colpita il 7 gennaio da un agente ICE.

I genitori di Alex, Michael e Susan Pretti, vivono in Colorado. Entrambi i nonni di Alex, sia materni che paterni, erano emigrati dal nord Italia negli Stati Uniti. La notizia della morte del figlio è arrivata attraverso un giornalista dell’Associated Press: a distanza di ore dall’accaduto, nessuna autorità federale li aveva ancora contattati.

“Voglio che il mondo sappia la verità su nostro figlio”, ha dichiarato Michael Pretti ai giornalisti. I genitori descrivono Alex come un’anima gentile che si prendeva cura dei veterani di guerra americani e aveva molti amici. Dopo il divorzio e la recente perdita del suo cane Joule, viveva da solo ma manteneva una vita sociale attiva.

Alle nove del mattino di sabato, vicino all’incrocio tra la 26esima strada e Nicollet Avenue nel sud di Minneapolis, agenti della Border Patrol stavano conducendo un’operazione anti-immigrazione. Secondo testimoni oculari e video registrati da passanti, gli agenti hanno spinto a terra una donna e le hanno spruzzato spray al peperoncino mentre stava filmando la scena.

Alex Pretti, presente come osservatore, si è interposto tra la donna e gli agenti per aiutarla. A quel punto è stato investito da spray urticante e immobilizzato a terra da almeno quattro o cinque agenti. Nei video si vede chiaramente che teneva un cellulare nella mano destra e la sinistra alzata sopra la testa. Dopo essere stato disarmato della pistola che portava legalmente con regolare porto d’armi, è stato colpito da almeno dieci colpi di arma da fuoco sparati in rapida successione, alcuni mentre giaceva già immobile al suolo.

Il Dipartimento di Sicurezza Interna, guidato da Kristi Noem, ha diffuso una versione completamente diversa: secondo le autorità federali, Pretti sarebbe stato un uomo di 51 anni armato che aveva minacciato gli agenti con una pistola calibro 9, mostrandosi violento e costringendo un agente a sparare per legittima difesa. Greg Bovino, capo della Border Patrol di origini italiane come la vittima, ha sostenuto che Pretti volesse provocare “il massimo danno possibile” e ha parlato di “terrorismo domestico”.

Tuttavia, le analisi del New York Times e di altri media hanno smontato questa ricostruzione. I filmati mostrano che Pretti aveva un telefono in mano, non un’arma, e che la pistola gli è stata sequestrata dagli agenti prima della sparatoria. Una testimone anonima, in un documento presentato in tribunale federale, ha dichiarato sotto giuramento: “Non l’ho visto con una pistola. L’hanno buttato a terra e hanno iniziato a sparargli”. Il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, ha confermato che Pretti era cittadino americano di 37 anni con regolare porto d’armi, contraddicendo apertamente la versione federale.

“Le bugie disgustose su nostro figlio da parte dell’amministrazione sono riprovevoli”, hanno scritto Michael e Susan Pretti in una dichiarazione. “Alex non sta tenendo in mano una pistola mentre viene attaccato. Ha il telefono nella mano destra e la mano sinistra libera e alzata mentre cerca di proteggere la donna che l’ICE ha appena spinto a terra”.

I genitori raccontano di avergli raccomandato di stare attento durante le proteste contro l’ICE. Alex era profondamente turbato da quanto stava accadendo a Minneapolis: “Rapire i bambini, prendere le persone per strada”, aveva detto loro. Due giorni prima della morte aveva fatto riparare la porta del garage da un operaio ispanico e, “con tutto quello che sta succedendo”, gli aveva lasciato una generosa mancia di 100 dollari.

«Non uso con leggerezza il termine eroe», hanno scritto i genitori. «Ma il suo ultimo pensiero e atto è stato quello di proteggere una donna. Era un brav’uomo che voleva fare la differenza in questo mondo».

 

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