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Home » Attualità » I maschi della Gen-Z? Più tradizionalisti (e misogini) dei loro padri

I maschi della Gen-Z? Più tradizionalisti (e misogini) dei loro padri

Uno studio condotto in 29 Paesi rivela che i giovani cresciuti nell'era di TikTok e dei diritti civili mostrano visioni rigide sui ruoli di genere.
RedazioneDi Redazione5 Marzo 2026Aggiornato:5 Marzo 2026
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Ragazza perplessa con i suoi amici
Ragazza perplessa con i suoi amici (FreePik)
Sono nati con lo smartphone in mano, hanno frequentato scuole che parlano di inclusione e parità, eppure i dati dicono altro. Secondo una ricerca internazionale condotta da Ipsos insieme al Global Institute for Women’s Leadership del King’s College di Londra, su un campione di 23.000 persone distribuite in 29 Paesi, dall’Indonesia all’Italia, dalla Svezia al Brasile, un terzo dei giovani uomini appartenenti alla Generazione Z (nati tra il 1997 e il 2012) ritiene che la moglie debba obbedire al marito e che spetti all’uomo l’ultima parola nelle decisioni familiari importanti.

Il dato diventa ancora più rilevante se confrontato con quello della generazione precedente: soltanto il 12% dei baby boomer maschi (nati tra il 1946 e il 1964) condivide la convinzione che le donne non dovrebbero apparire troppo indipendenti o autosufficienti. Tra i giovani della Gen-Z, quella percentuale sale al 25%. In pratica, il doppio.

Sarebbe comodo liquidare la questione come un problema di culture lontane. Ma i dati sono la media aritmetica di Paesi come Stati Uniti, Francia, Germania, Svezia, Italia e Australia: nazioni che nel dopoguerra hanno costruito l’ossatura normativa dei diritti delle donne. Eppure, il 21% dei giovani uomini intervistati ritiene che una “vera donna” non debba mai prendere l’iniziativa in campo sentimentale o sessuale — una convinzione condivisa da appena il 7% dei loro padri e nonni. Il 43%, inoltre, concorda che i giovani maschi debbano sforzarsi di apparire fisicamente forti anche se non lo sono per natura: un chiaro segnale di quanto la pressione verso una mascolinità rigida sia tornata a farsi sentire.

Anche il tema della cura dei figli mostra una polarizzazione netta: la quota di chi giudica “meno uomo” un padre che resta a casa ad accudire i bambini è passata dal 12% tra i baby boomer al 28% tra i più giovani. Un’inversione di tendenza che sorprende, specie in un’epoca in cui il congedo di paternità è formalmente riconosciuto in quasi tutti i Paesi dello studio.

 tre ragazze
tre ragazze (FreePik)

Il quadro non è privo di contraddizioni. La stessa generazione che vuole la moglie obbediente è anche quella che trova le donne di successo professionale più attraenti: il 41% degli uomini Gen-Z la pensa così. Un cortocircuito che rivela quanto le convinzioni sui ruoli di genere siano frammentate, spesso coesistenti nello stesso individuo, e non riconducibili a un modello lineare.

Il fenomeno non risparmia neppure le giovani donne: tra le ragazze Gen-Z, il 18% condivide visioni tradizionaliste sui ruoli di coppia, contro il 6% delle baby boomer. Meno dei coetanei maschi, certo, ma il trend è identico.

A spiegare questa regressione generazionale concorrono più fattori. L’ex premier australiana Julia Gillard, oggi presidente del Global Institute for Women’s Leadership, ha sottolineato la necessità di “sfatare l’idea di un gioco a somma zero, in cui la parità di genere avvantaggerebbe soltanto le donne”. I sociologi, invece, puntano il dito contro gli algoritmi delle piattaforme social, capaci di amplificare contenuti polarizzanti che contrappongono uomini e donne anziché favorire una narrazione di collaborazione. A questo si aggiunge l’incertezza economica: in un contesto di precarietà lavorativa e aspirazioni frustrate, i modelli di mascolinità più rigidi offrono un’identità rassicurante, anche se regressiva.

 

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