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Home » Attualità » “Mai più”: perché celebriamo il Giorno della Memoria, dedicato alle vittime dell’Olocausto

“Mai più”: perché celebriamo il Giorno della Memoria, dedicato alle vittime dell’Olocausto

Ecco perché il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria: dalla liberazione di Auschwitz alla legge italiana che ricorda l'Olocausto.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino27 Gennaio 2026
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l'interno di Auschwitz
L'interno di Auschwitz (fonte: Unsplash)

Ogni anno, il 27 gennaio, il mondo si ferma per ricordare. Questa data segna il Giorno della Memoria, una ricorrenza internazionale dedicata alle vittime dell’Olocausto, il genocidio che ha portato allo sterminio di milioni di ebrei e altre minoranze durante la Seconda Guerra Mondiale.

La scelta di questa data non è casuale. Il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa raggiunsero la città polacca di Oświęcim e aprirono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. Quel giorno, i soldati del maresciallo Ivan Konev trovarono i prigionieri sopravvissuti e scoprirono l’orrore che si era consumato in quel luogo.

Dieci giorni prima dell’arrivo dei sovietici, i nazisti erano fuggiti portando con sé, in una marcia della morte, tutti i prigionieri ancora in grado di camminare. Molti di loro non arrivarono mai a destinazione. Quando i cancelli si aprirono, il mondo vide per la prima volta le prove concrete del genocidio nazista: le camere a gas, i forni crematori, i metodi di tortura sistematici.

Il cancello d'ingresso di Auschwitz I, con la celebre scritta "Arbeit macht frei" (il lavoro rende liberi)
Il cancello d’ingresso di Auschwitz I, con la celebre scritta “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi) (fonte: Wikipedia)

Anche se i sovietici avevano già liberato altri campi di sterminio nei mesi precedenti, come Majdanek nell’estate del 1944, Auschwitz è diventato il simbolo universale della tragedia ebraica. Per questo motivo, quando le Nazioni Unite hanno deciso di istituire una giornata commemorativa ufficiale, hanno scelto il 27 gennaio.

La risoluzione dell’ONU è arrivata il 1° novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria dell’Assemblea generale. Questa decisione era stata preceduta da una sessione speciale del 24 gennaio 2005, organizzata per celebrare il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi nazisti.

Il nostro Paese ha fatto da apripista. L’Italia ha infatti istituito il Giorno della Memoria prima delle Nazioni Unite, con la legge n. 211 del 20 luglio 2000. Prima di arrivare a questa decisione, però, il dibattito parlamentare fu intenso.

Alcuni proponevano il 16 ottobre, data del rastrellamento del ghetto di Roma nel 1943, quando oltre mille cittadini italiani di religione ebraica furono catturati e deportati ad Auschwitz. Questa scelta avrebbe evidenziato le responsabilità italiane nello sterminio.

Altri suggerivano il 5 maggio, anniversario della liberazione di Mauthausen, per sottolineare l’importanza dell’antifascismo e delle deportazioni politiche nel nostro Paese.

Alla fine prevalse il 27 gennaio, proprio per la portata simbolica che Auschwitz rappresenta per tutta l’Europa.

La legge italiana stabilisce che il Giorno della Memoria serve a ricordare non solo la Shoah e lo sterminio del popolo ebraico, ma anche le leggi razziali fasciste, la persecuzione dei cittadini ebrei italiani, i deportati militari e politici, e soprattutto coloro che, rischiando la propria vita, salvarono i perseguitati opponendosi al progetto di sterminio.

In questa giornata, scuole, istituzioni e comunità organizzano cerimonie, incontri e momenti di riflessione collettiva. L’obiettivo è preservare la memoria di quel periodo tragico della nostra storia, affinché simili orrori non si ripetano mai più.

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