Quando scegliamo un nuovo prodotto per la pelle, spesso veniamo attratti da scritte giganti sulla confezione che promettono i benefici della Vitamina C, dell’acido ialuronico o del retinolo. Ma attenzione: il fatto che un ingrediente sia citato in etichetta non garantisce che sia lui a fare il lavoro sporco. Esiste infatti una sottile ma fondamentale differenza tra quella che gli esperti chiamano dose funzionale e la cosiddetta dose marketing.
Per orientarsi nel mondo del beauty, lo strumento principale è l’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients), ovvero l’elenco obbligatorio dei componenti. Le regole sono rigide: gli ingredienti devono essere elencati in ordine decrescente di quantità. Quello presente in dose maggiore occupa il primo posto, mentre quelli presenti in tracce infinitesimali chiudono la lista. Leggere l’INCI serve a capire se stiamo acquistando un prodotto di qualità o solo un’ottima operazione pubblicitaria.

La dose funzionale è la quantità esatta di un principio attivo necessaria affinché quel componente produca un effetto reale e visibile sulla pelle, supportato da test scientifici. Al contrario, la dose marketing indica la presenza di un ingrediente in percentuali così basse da risultare totalmente inefficace.
In pratica, le aziende inseriscono una “goccia” di un attivo di tendenza (magari perché è diventato virale sui social) solo per poterlo scrivere legalmente sulla confezione e attirare il consumatore. Quell’ingrediente, però, serve solo a vendere il prodotto e non è il responsabile della sua efficacia, che è invece affidata ad altre sostanze meno “famose” presenti nella formula.
Individuare la dose marketing non è immediato, poiché alcuni attivi molto potenti funzionano anche a basse concentrazioni (sotto l’1%) e quindi appaiono comunque in fondo all’elenco. Tuttavia, esiste un trucco per difendersi: controllare i claim di efficacia. Se un’azienda ha inserito una dose davvero funzionale, solitamente riporta in etichetta i risultati dei test clinici (ad esempio: “riduce le rughe del 20% in 4 settimane”). Se la pubblicità si limita a esaltare la presenza dell’ingrediente senza citare prove concrete, è molto probabile che si tratti solo di un’astuta strategia di marketing.



