Le vetrine di Milano e delle località montane sono già invase da Tina e Milo, i due simpatici ermellini scelti come volti ufficiali dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali del 2026. Sorridenti e rassicuranti, questi personaggi rappresentano lo spirito della neve e dell’agonismo. Tuttavia, dietro la veste grafica e il successo commerciale del merchandising, si nasconde una realtà biologica drammatica: il piccolo mammifero che ha ispirato le mascotte sta combattendo una battaglia contro un nemico invisibile ma inesorabile: il cambiamento climatico.
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Per millenni, l’ermellino (Mustela erminea) ha dominato le vette grazie a una strategia evolutiva straordinaria: il mimetismo stagionale. Durante l’estate, la sua pelliccia è di un bruno rossastro che si confonde con la terra e le rocce; con l’arrivo dell’inverno, il mantello muta radicalmente diventando bianco come il latte, lasciando scura solo la punta della coda.
Oggi, questo “superpotere” si sta trasformando in una trappola mortale. A causa del riscaldamento globale, la neve cade sempre più tardi e scompare molto prima. L’ermellino, guidato dal suo orologio biologico e non dal meteo reale, cambia colore comunque: si ritrova così a essere una macchia bianca splendente su un terreno scuro e privo di neve. Questa mancata sincronia lo rende un bersaglio facilissimo per predatori come volpi, aquile e gufi, eliminando il vantaggio competitivo della specie.
Il problema non è solo visivo. La riduzione della copertura nevosa, stimata in calo drastico sulle Alpi nell’ultimo secolo, costringe questi animali a migrare a quote sempre più elevate per trovare il loro ambiente ideale. Ma lo spazio in vetta non è infinito e la competizione con altre specie aumenta, mentre le prede abituali, come le arvicole, restano in basso. Gli studi suggeriscono che entro il 2100 l’habitat adatto a questo animale potrebbe ridursi del 40%.
Nonostante la gravità della situazione, l’ermellino soffre di una cronica mancanza di attenzione scientifica. In Italia, la ricerca è portata avanti da giovani studiosi come Marco Granata, creatore del progetto Ermlin Project. Eppure, paradossalmente, proprio l’evento che lo celebra come simbolo ha perso l’occasione di aiutarlo. Gli organizzatori di Milano-Cortina 2026 hanno infatti declinato la richiesta di finanziare progetti di conservazione della specie, preferendo limitarsi all’uso della sua immagine.
Utilizzare un animale come mascotte significa, o dovrebbe significare, farsi carico della sua sopravvivenza. Senza azioni concrete per mitigare l’impatto ambientale e proteggere i corridoi ecologici alpini, il rischio è di trovarsi tra pochi anni con i negozi pieni di pupazzi di un animale che, nelle vallate reali, sarà diventato un fantasma del passato. Proteggere l’ermellino significa proteggere la biodiversità delle nostre montagne e garantire che Tina e Milo non rimangano solo icone stampate su una maglietta, ma continuino a saltare tra le rocce innevate delle Alpi.



