Nel 2016, la Francia ha deciso di affrontare la questione dello spreco di cibo con la cosiddetta Loi Garot, una normativa rivoluzionaria che ha trasformato il recupero del cibo da un atto di carità a un obbligo di legge. L’idea di fondo è semplice quanto potente: se il cibo è ancora buono, buttarlo non è solo un peccato, è un reato.
La legge francese ha colpito duramente la grande distribuzione. Tutti i supermercati che superano i 400 metri quadrati hanno il divieto assoluto di cestinare prodotti invenduti ma ancora sicuri per il consumo. Al contrario, sono obbligati a firmare convenzioni con associazioni non profit per la donazione sistematica.
Chi prova a fare il furbo rischia grosso: il sistema prevede sanzioni amministrative che possono toccare decine di migliaia di euro. Questa fermezza ha prodotto risultati incredibili: se prima della legge solo un terzo dei supermercati donava le eccedenze, oggi lo fa quasi il 93%. Dal 2018, inoltre, l’obbligo è stato esteso anche alle grandi mense e ai colossi dell’industria alimentare, chiudendo il cerchio dello spreco lungo tutta la filiera.

Ma la forza della Francia non sta solo nelle multe. Lo Stato ha creato un ecosistema dove donare è più conveniente che distruggere, grazie a agevolazioni fiscali e meno burocrazia per le aziende virtuose. Questa spinta normativa ha fatto fiorire una rete di solidarietà urbana senza precedenti:
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frigo solidali: piccoli frigoriferi di quartiere dove chiunque può lasciare o prendere cibo.
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Épiceries solidaires: veri e propri empori dove le famiglie in difficoltà acquistano eccedenze a prezzi simbolici, imparando allo stesso tempo a gestire meglio la spesa.
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App antispreco: piattaforme che connettono in tempo reale i cittadini con l’invenduto di forni e ristoranti.
Mentre la Francia ha scelto la via del dovere giuridico, l’Italia, con la Legge Gadda del 2016, ha preferito la strada dell’incentivo. Noi puntiamo sulla semplificazione delle procedure e su sconti sulle tasse dei rifiuti (TARI) per chi decide di donare. Sebbene il modello italiano sia meno coercitivo, il confronto con quello francese dimostra che imporre regole chiare ai “giganti” della distribuzione accelera drasticamente il cambiamento. In un mondo che punta a dimezzare i rifiuti entro il 2030, la lezione francese ci ricorda che il cibo è una risorsa preziosa che appartiene alla comunità, non alla spazzatura.



