Nel distretto storico di Longquan, situato a Shijiazhuang, una pratica presentata come intrattenimento tradizionale si è trasformata in un caso di indignazione nazionale che ha travalicato i confini della Cina. Al centro della vicenda c’è lo sfruttamento di alcune scimmie, costrette a esibirsi in spettacoli di strada in condizioni degradanti. La vicenda, documentata da numerosi video amatoriali, ha scatenato una mobilitazione digitale senza precedenti.
Le immagini diffuse inizialmente su Douyin, la versione cinese di TikTok, hanno mostrato una realtà cruda: piccoli macachi trattenuti con catene corte, obbligati a indossare museruole o cappucci e guidati attraverso bastoni di plastica. In alcuni frammenti particolarmente disturbanti, gli animali apparivano con gli arti legati dietro la schiena per accentuare l’effetto scenico delle loro movenze.
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Il pubblico, composto in gran parte da famiglie e bambini, assisteva a numeri in cui le scimmie venivano strattonate e intimidite dagli addestratori ogni qualvolta non eseguissero correttamente i comandi. La tensione è cresciuta quando uno degli aguzzini ha rivolto una frase provocatoria agli spettatori, chiedendo se qualcuno desiderasse “assaggiare carne di scimmia”.
Gli attivisti per i diritti degli animali hanno prontamente ricordato che i macachi sono classificati come specie protetta a livello nazionale in Cina. L’esposizione di questi esemplari in contesti di coercizione non rappresenta solo un problema etico, dunque, ma una potenziale violazione delle leggi vigenti sulla tutela della fauna.
La reazione degli utenti del web è stata immediata e massiccia. Migliaia di segnalazioni formali sono state inoltrate alle autorità competenti. La pressione mediatica ha costretto i responsabili dell’area turistica di Longquan a prendere una posizione netta: l’amministrazione ha ufficialmente annunciato l’interruzione dei contratti con i performer coinvolti negli abusi.
