Il Sudafrica, custode della più vasta popolazione di rinoceronti al mondo, ha avviato una strategia tecnologica senza precedenti per contrastare il bracconaggio. Dopo sei anni di studi e sperimentazioni, il progetto denominato Rhisotope è passato alla fase operativa, introducendo un concetto tanto innovativo quanto audace: l’utilizzo di isotopi radioattivi per rendere i corni di questi animali tracciabili e invendibili sul mercato nero.
Il metodo, sviluppato dall’Università del Witwatersrand a Johannesburg, consiste nell’inserire piccole quantità di materiale radioattivo non nocivo all’interno del corno del rinoceronte. Questa operazione trasforma l’animale in un “trasmettitore” passivo, rilevabile dai complessi sistemi di sicurezza nucleare già installati in oltre 11.000 punti di controllo, tra porti e aeroporti, in tutto il mondo.
Queste infrastrutture, nate originariamente per prevenire il terrorismo nucleare e la proliferazione di armi, sono ora in grado di identificare un corno contrabbandato anche se nascosto all’interno di un container d’acciaio di dodici metri. La genialità del sistema risiede nella capillarità dei rilevatori: mentre pochi doganieri sono addestrati a riconoscere parti di animali esotici, quasi tutti i varchi internazionali sono equipaggiati per segnalare anomalie radioattive con il minimo sforzo umano.
Una delle principali preoccupazioni riguardava l’impatto della radioattività sulla salute dei pachidermi. Per fugare ogni dubbio, il team guidato dal professor James Larkin ha condotto test rigorosi su venti esemplari presso la Riserva della Biosfera di Waterberg. Attraverso la dosimetria biologica e l’analisi dei globuli bianchi, i ricercatori hanno dimostrato che il trattamento non causa danni cellulari o sistemici.
L’efficacia del metodo persiste anche se il bracconiere tenta di rimuovere l’isotopo: i residui radioattivi contaminano il corno e qualsiasi superficie con cui esso entri in contatto, rendendo la tracciabilità permanente. Inoltre, rispetto alla pratica del “de-horning” (la rimozione fisica del corno), questo sistema permette all’animale di mantenere la propria integrità anatomica, fondamentale per le dinamiche sociali e la gerarchia del branco.
Il commercio illegale di corna di rinoceronte è alimentato da credenze prive di fondamento scientifico sulla presunta efficacia curativa della cheratina, la stessa sostanza di cui sono fatte le unghie umane. Sul mercato nero, un chilogrammo di questo materiale può costare circa 65.000 dollari, rendendo un esemplare vivo un bersaglio estremamente lucroso.
Il progetto Rhisotope non mira solo alla protezione diretta, ma anche alla sostenibilità economica per i proprietari terrieri privati, che in Sudafrica gestiscono la maggior parte della popolazione di rinoceronti. L’inserimento degli isotopi garantisce una protezione efficace per cinque anni, riducendo drasticamente i costi necessari per le squadre di sicurezza armate e per le mutilazioni preventive ogni due anni. Secondo Jessica Babich, CEO del progetto, l’obiettivo è ora scalare questa tecnologia per salvaguardare un patrimonio naturale che rischia l’estinzione, offrendo una speranza concreta per le generazioni future.
