Gli stampi da forno in silicone sono ormai una presenza fissa nelle cucine di mezzo mondo: pratici, flessibili, antiaderenti. Ma uno studio pubblicato nell’ottobre 2025 sul Journal of Hazardous Materials da un gruppo di ricercatori di Health Canada – l’agenzia sanitaria canadese – ha sollevato domande concrete sulla loro sicurezza alimentare.
I ricercatori hanno testato 25 stampi in silicone di largo consumo (teglie per muffin, ciambelle, plumcake e biscotti) riempiendoli con un simulante alimentare a base di sabbia e olio, cotti poi a 177 °C per un’ora. Il risultato: tutti gli stampi rilasciano silossani ciclici, composti chimici che si formano come sottoprodotto della polimerizzazione del silicone e che si trovano anche in cosmetici, lubrificanti e prodotti industriali.
Nelle 25 confezioni analizzate, le concentrazioni totali di silossani ciclici variavano tra 680 e 4.300 microgrammi per grammo di materiale; la migrazione risultava più intensa negli stampi con maggiore superficie di contatto con il cibo, come quelli multicavità per muffin o ciambelle. Anche l’aria in cucina ne risultava temporaneamente contaminata: durante la cottura, la concentrazione nell’aria raggiungeva una media oraria di circa 646 microgrammi per metro cubo, ma scendeva rapidamente una volta spento il forno.
Sul fronte della tossicità, i ricercatori sono stati cauti: il team ha sottolineato di non aver valutato i rischi per la salute associati a questi composti, dato che i dati scientifici disponibili sono ancora limitati. Tuttavia, una revisione del 2024 pubblicata sulla National Library of Medicine aveva già segnalato che i silossani D4, D5 e D6 sono associati a perturbazione endocrina, tossicità riproduttiva e danni epatici. Un ulteriore elemento di attenzione riguarda i bambini: rapportando l’esposizione al peso corporeo, i bambini piccoli risultano la categoria più esposta, sia per ingestione che per inalazione.

La buona notizia – ed è una notizia concreta – è che il problema si riduce drasticamente con l’uso. Già dopo tre cicli di cottura, la migrazione chimica cala di circa il 95% e continua a diminuire con gli utilizzi successivi. Questo significa che il momento più critico è il primo utilizzo di uno stampo nuovo.
Sul mercato europeo, il quadro non è del tutto rassicurante: il BEUC, l’organizzazione europea dei consumatori, ha rilevato che il 23% dei 44 prodotti testati in Europa rilasciava sostanze chimiche in quantità elevate o crescenti nel tempo, tra cui tre silossani classificati come sostanze di alta preoccupazione (SVHC).
Non è necessario buttare via gli stampi in silicone, ma qualche accorgimento è utile, specie se gli strumenti sono nuovi. Prima di usarli con alimenti veri, è consigliabile effettuare uno o più cicli di “precottura” a vuoto o con un impasto di prova, per ridurre il rilascio iniziale di silossani; aerare bene la cucina durante e dopo la cottura è altrettanto importante.
Chi vuole stare sul sicuro può orientarsi verso stampi in silicone platinico, considerato più stabile, e verificare la presenza del marchio CE come garanzia minima di conformità alle norme europee. Gli stampi che si deformano, cambiano colore o presentano crepe vanno sostituiti.
Il tema resta aperto sul piano scientifico – mancano ancora studi approfonditi sui silossani pesanti (D7-D16), quelli che tendono a restare nel cibo più che evaporare nell’aria – ma la direzione della ricerca è chiara: il silicone non è inerte come si è creduto a lungo, e merita più attenzione di quanta ne abbia ricevuta finora.



