Il 20 marzo 2026 segna il ritorno di Thomas Shelby nel film sequel “Peaky Blinders: The Immortal Man“, un lungometraggio che vede il protagonista affrontare i conflitti della Seconda Guerra Mondiale. La pellicola riaccende l’interesse globale sulla vera storia della banda di Birmingham, attiva tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Sebbene il cinema li ritragga come antieroi carismatici, la realtà storica descrive un gruppo di giovani criminali spietati che esercitavano un controllo violento sui quartieri più poveri della città inglese.

Uno dei dettagli più iconici della serie TV riguarda l’abitudine dei membri della banda di cucire lamette da barba nelle visiere dei propri berretti per accecare gli avversari. Tuttavia, gli storici smentiscono fermamente questa leggenda. Secondo l’esperto Carl Chinn, all’epoca le lamette erano beni di lusso troppo costosi per dei teppisti di strada e sarebbe stato tecnicamente quasi impossibile colpire con efficacia usando un oggetto inserito in un tessuto morbido.
Il nome “Peaky Blinders” ha un’origine più legata allo stile che alla chirurgia da strada. Peaky si riferiva alla visiera dei berretti (peak), che i criminali indossavano inclinata su un occhio per coprire parzialmente il volto e non farsi riconoscere. Blinders nello slang dell’epoca indicava una persona dall’aspetto “abbagliante” o estremamente elegante.
A differenza della classica immagine del malvivente trasandato, i veri Peaky Blinders erano ossessionati dalla moda. Indossavano giacche su misura, cravatte, pantaloni a zampa, sciarpe di seta e stivali con la punta rinforzata in acciaio. Questo abbigliamento ricercato non era solo un vezzo, ma una precisa dichiarazione di potere: serviva a distinguersi dalle altre gang, a mostrare una ricchezza ostentata nonostante vivessero negli slum e a sfidare apertamente una polizia spesso impotente di fronte alla loro arroganza visiva.
Se sullo schermo gli Shelby appaiono come difensori degli oppressi, i documenti storici dipingono un quadro molto più cupo. Come sottolineato dallo storico David Cross, la banda prendeva di mira chiunque fosse vulnerabile, predando i loro stessi vicini di casa. Le loro attività spaziavano dal borseggio e le estorsioni fino a reati più gravi come la frode e il contrabbando.
La prima apparizione del nome sulla stampa risale al 1890, in seguito a un brutale attacco ai danni di George Eastwood, colpevole solo di aver ordinato una birra allo zenzero in un pub. Questo episodio di violenza gratuita definisce la vera indole del gruppo: giovani tra i 15 e i 25 anni pronti a tutto pur di mantenere il controllo del territorio attraverso la paura.
Contrariamente alla linea temporale della serie (che inizia nel 1919), i veri Peaky Blinders raggiunsero l’apice della loro influenza prima della Grande Guerra. Il loro declino non fu causato dallo Stato, ma dall’ascesa di bande rivali più organizzate che ne erosero il potere.
Nonostante la loro scomparsa fisica dalle strade di Birmingham, il fascino oscuro della banda continua a vivere. Il creatore della serie, Steven Knight, ha basato la mitologia degli Shelby su un ricordo d’infanzia del padre: un’immagine di uomini elegantissimi seduti attorno a un tavolo coperto di soldi, immersi nel fumo e nell’alcol. È proprio questa tensione tra l’eleganza sartoriale e la brutalità criminale a rendere i Peaky Blinders una delle saghe più amate del nostro tempo, destinata a proseguire oltre il film del 2026.



