L’emergenza epatite A si estende oltre i confini della provincia di Napoli e raggiunge il Lazio. Negli ultimi giorni la provincia di Latina ha registrato un incremento significativo dei casi con 24 segnalazioni accertate distribuite tra le città di Aprilia, Fondi, Formia, Latina, Sabaudia, Sermoneta, Campodimele, Priverno, Lenola e Terracina. Al momento i pazienti ricoverati sono 6, tutti in condizioni stabili e non in pericolo di vita, ospitati in reparti ordinari.
Di fronte a questa situazione, l’Asl di Latina ha immediatamente attivato tutte le misure necessarie per contenere la diffusione del virus e tutelare la salute pubblica. Sono stati eseguiti o pianificati rigorosi controlli in tutti i ristoranti e nei punti vendita della provincia, accompagnati dalla diffusione di vademecum dettagliati sulle misure di prevenzione e contenimento del virus.
Anche i medici di medicina generale e i pediatri di base si sono attivati per comunicare ai cittadini le norme di igiene personale e le precauzioni da adottare in merito al consumo di alimenti. Le raccomandazioni principali riguardano il lavaggio accurato dei prodotti freschi ed evitare di mangiare cibo crudo o poco cotto, considerati i principali veicoli di trasmissione del virus.
Per coordinare l’emergenza è stata istituita una task force aziendale multidisciplinare, coordinata dalla Direzione Generale e composta dal Dipartimento di Prevenzione, il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, la Struttura di Igiene Alimenti di origine animale e l’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive. È in fase di valutazione l’attivazione di un piano di monitoraggio straordinario degli allevamenti di molluschi del territorio per rafforzare le attività di controllo lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi.
Nel frattempo, l’attività di controllo prosegue intensamente anche in Campania. A Casoria, i carabinieri del Nas hanno condotto un’operazione che ha portato al sequestro di circa 600 chili di merce e all’emissione di sanzioni per un totale di 10mila euro. Nel mirino è finito un rivenditore di prodotti ortofrutticoli sottoposto a una verifica igienico-sanitaria completa insieme alla polizia locale di Casoria, all’Asl Napoli 2 Nord e al C.Ri.P.A.T., il Centro di riferimento regionale per la sicurezza della ristorazione pubblica e collettiva.
Il maresciallo maggiore del Nas Massimiliano Augliese, che ha guidato le operazioni, ha spiegato:
“Gli alimenti che abbiamo sequestrato sono stati avviati alla distruzione immediata in quanto non rispettavano le norme igienico-sanitarie previste, perché erano esposti al traffico veicolare e privi di rintracciabilità, dunque potenzialmente contaminati. Un’altra parte dei prodotti sequestrati, circa 300 chili di frutta e verdura, dopo essere stati sottoposti a campionamento per accertare che non fossero contaminati, sono stati devoluti dal C.Ri.P.A.T. allo zoo di Napoli per sfamare gli animali“.

L’emergenza ha però un impatto pesante sulla categoria dei commercianti di prodotti ittici, in particolare i venditori di cozze e frutti di mare. Le ordinanze che vietano il consumo di frutti di mare crudi hanno scatenato la protesta degli operatori del settore che lamentano perdite economiche significative. “Ci stanno rovinando”, è il grido di allarme che arriva dai banchi del pesce, dove i commercianti si trovano a fronteggiare un drastico calo delle vendite nonostante le analisi condotte finora non abbiano rilevato contaminazioni nei prodotti controllati.
La situazione resta sotto stretto monitoraggio da parte delle autorità sanitarie, con l’obiettivo di bilanciare la necessità di tutelare la salute pubblica con la salvaguardia delle attività economiche del territorio. I controlli proseguiranno nei prossimi giorni su tutto il territorio interessato dall’emergenza.



