La disfatta calcistica che ha impedito all’Italia di andare ai Mondiali è approdata nelle aule di Montecitorio, trasformando una tragedia sportiva in una battaglia politica. Dopo la mancata qualificazione della nazionale per la terza volta consecutiva, la maggioranza di governo ha scatenato un attacco frontale contro Gabriele Gravina, presidente della Figc, chiedendone a gran voce le dimissioni immediate. In prima fila, il ministro dello Sport Andrea Abodi che ha detto:
“È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc. Reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport. Chiederò a Gravina di dimettersi: da lui mi aspetto un sussulto di dignità“.
“Gravina? Gli chiederò personalmente di dimettersi”. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi è in pressing sul presidente della Federcalcio Gabriele Gravina, al centro delle critiche dopo il flop dell’Italia nella finale dello spareggio Mondiale. Dal vertice della Figc “mi aspetto… pic.twitter.com/w6KYuCkpoM
— Repubblica (@repubblica) April 1, 2026
Durante la seduta di oggi alla Camera, il deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Caiata non ha usato mezzi termini, rivolgendosi direttamente al ministro dello Sport Andrea Abodi con una richiesta di informativa urgente. Le parole del parlamentare hanno sintetizzato la rabbia di chi vede nel presidente federale il simbolo di un fallimento sistemico:
Gravina è il primo, unico e diretto responsabile del fallimento sportivo. Basta con chi per rimanere attaccato alla sua poltrona priva una nazione e intere generazioni di un sogno.
La velocità con cui la politica si è mobilitata testimonia l’impatto emotivo della sconfitta contro la Bosnia. Già martedì sera, a pochi minuti dal fischio finale, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami aveva lanciato il primo affondo sui social:
Dopo l’ennesimo fallimento, Gravina deve semplicemente dimettersi. Il calcio italiano va rifondato e le sue dimissioni sono imprescindibili.
Il mattino successivo, Marco Osnato, responsabile economico di FdI e presidente della Commissione Finanze, ha rincarato la dose sottolineando un dato che pesa come un macigno:
Credo che ogni sportivo italiano si sia alzato con la tristezza di non vedere l’Italia ai Mondiali per la terza volta e con il desiderio di leggere le dimissioni di Gravina. Il calcio italiano andava rifondato nel 2017 e, nove anni dopo, stiamo ancora aspettando.

Ma non tutti i partiti condividono l’approccio della maggioranza. Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra ha espresso scetticismo sull’utilità di trasformare il dibattito parlamentare in un tribunale sportivo:
Per carità, fate le pulizie generali dopo Santanchè, Delmastro e Bartolozzi e toglieteci pure Gravina. Ma il punto non è la testa di Gravina, non credo sia con questo tipo di interventi che assolviamo le nostre funzioni.
Fratelli d’Italia ha deciso di passare dalle parole ai fatti. Il presidente della Commissione Sport e Cultura di Montecitorio, Federico Mollicone, ha annunciato un’audizione formale:
In seguito alla nuova e grave sconfitta della nazionale italiana di calcio e la conseguente mancata qualificazione alla Coppa del Mondo, chiederò l’audizione, dati i poteri di vigilanza del Parlamento, in commissione Cultura alla Camera, del Presidente della Figc Gabriele Gravina per capire i motivi di una simile disfatta.
Una disfatta che assume contorni generazionali: l’ultima volta che l’Italia ha partecipato alla fase finale dei Mondiali risale al 2014, privando praticamente due generazioni di ragazzi italiani dell’esperienza di vedere la propria nazionale sul palcoscenico planetale.
Il deputato leghista Andrea Crippa, già vicesegretario del Carroccio, ha proposto misure concrete per invertire la rotta:
È arrivato il momento di dire basta. Serve una riforma totale del calcio che è proprietà dei tifosi e non del presidente della Figc. Rilanciamo subito il limite a cinque extra Ue in campo e l’obbligo di schierare tra i titolari i ragazzi italiani provenienti dai settori giovanili. Se in questi anni non è stato fatto nulla di concreto, la colpa è anche di Gabriele Gravina, una sciagura per il calcio.
Le richieste di dimissioni si sommano così alle proposte di riforme strutturali, in un clima che mescola indignazione popolare, calcoli politici e la ricerca di soluzioni a un problema che va ben oltre la figura di un singolo dirigente. Il Parlamento diventa così l’arena dove si consuma un processo che riguarda l’identità sportiva di un’intera nazione, con la consapevolezza che le responsabilità accumulate in anni di gestione non possono essere liquidate con un singolo capro espiatorio.



